Il Mostro in attesa del Re: Il trailer di Godzilla – King of the Monsters

Bentrovati a voi tutti in questa ultima sera autunnale, davanti alle porte dell’Inverno.
Non pensavo che ci saremmo risentiti in questi giorni, anche se speravo di scrivere almeno un post di fine anno. Invece abbiamo quest’altra, spero gradita, sorpresa.
Mi dispiace di essere mancato per un altro mese e mezzo, spero che la maggior parte dei lettori del blog seguano ormai la pagina Facebook e vedano come l’attività, a passi più piccoli, procede lì.
Devo dedicarmi ad altri impegni, e ci vorrà ancora del tempo prima che possa pubblicare con più regolarità.
Ciò detto, che succede adesso? Perché questo post imprevisto?
In primo luogo, per chi non seguisse la pagina Facebook e si fosse perso gli ultimi sviluppi dell’Anima del Mostro, è successo che l’attesa del film “Godzilla – King of the Monsters” è divenuta l’argomento più discusso, specie man mano che, nell’ultimo mese, è uscito gradualmente nuovo materiale. Anzi, in tutto questo lungo periodo, l’universo mostruoso di Godzilla, tanto dei film giapponesi targati Toho, quanto della Legendary, è diventato molto più importante di quanto fosse prima, per me, per i miei obiettivi, e anche per una più personale autoriflessione che qui non ci interessa. Infine, lunedì 10 dicembre, abbiamo assistito al trailer, il secondo trailer del film. Dopo aver preso un po’ di tempo, sia per riguardarlo e riflettere, che per via di impegni miei, ho iniziato a scrivere sulla pagina il primo post di rito con tutte le mie impressioni.
Poi, quando ho visto che questo post, che doveva essere il primo di due o tre, stava diventando decisamente troppo lungo per essere tenuto lì, mi è balenata l’idea di trasferire il tutto qui sul blog, in modo da scrivere un unico testo che contenesse tutte le impressioni e le speculazioni. E una volta essendo qui, fare anche di più.

Partiamo dal trailer in oggetto.
Dedicate quattro minuti alla sua visione, se non l’avete fatto, prima di leggere il post.

Vi è piaciuto? Spero di sì.
Nel mio discorso farò riferimento anche al primo trailer, uscito a luglio. Per il resto, si tratta di un libero exploit in cui mi rifaccio a tutto quello che so e di cui ho fatto esperienza riguardo ai personaggi dell’universo di Godzilla. Naturalmente, mi è ben chiaro che solo pochi dei miei lettori sono familiari a tutto questo, ed ecco perché troverete diverse precisazioni. Mi auguro che troverete chiaro il discorso.
Il trailer mi è piaciuto, mi è piaciuto perché ha mostrato meglio i mostri, infrangendo il velo di sospensione creato dal trailer di luglio, e al contempo è riuscito a non dirci troppo di loro. Certo, il mistero che li circondava prima era più interessante, ma quando l’uso è di mostrare così tanti trailer per promuovere i film, far vedere solo estratti di un’unica scena per Rodan, mostrare Mothra che vola senza altri indizi, e dare solo un minimo scorcio sui nuovi kaiju (su cui torneremo) è una buona soluzione.
È bello come sia chiaro che il film si ponga decisamente sulla scia dei predecessori, cogliendo una delle caratteristiche forse più importanti di tutto il ciclo di Godzilla, e cioè il fatto che tutti i suoi film sono film che parlano del male che fa l’uomo, sia che si tratti di superare i limiti posti dalla natura, sia soprattutto attaccare, ferire ed essere crudeli nei confronti di quella stessa natura, cui, in qualunque caso, andrà l’ultima parola: sarà quella natura a mettere in scena, producendolo ex novo, oppure chiamandoli dal limbo in cui li teneva sospesi, come riserva, come risorsa estrema, i giganteschi mostri che faranno valere la sua parola.
Una cosa che mi intriga molto è pensare che vedremo, in questo film, personaggi umani in situazioni simili a quelle in cui li vedevamo nei classici giapponesi: non più masse di spettatori sconvolti e un manipolo di protagonisti “privilegiati” dalla conoscenza, come nel film del 2014 (che naturalmente proponeva un universo in cui era la prima volta che fenomeni simili si palesavano; o meglio, che si palesavano su scala così estesa, dato che nel Monsterverse “Kong: Skull Island” è ambientato molto tempo prima di “Godzilla”, salvo però riguardare solo un’isola i cui avvenimenti rimangono nascosti), ma l’intera opinione pubblica che segue un dibattito tra i vertici governativi del pianeta che cercano di rispondere a una semplice, tragica domanda: e noi? Mentre questi esseri giganteschi e distruttivi avanzano indisturbati sul pianeta, cosa possiamo fare? Qual è il nostro posto?
La scena che mostra uno di questi congressi, dove viene posta la domanda

«Quindi vorrebbe fare di Godzilla il nostro animaletto?»

mi ha ricordato una scena simile in “Ghidorah! Il mostro a tre teste” (1964), il film su cui del resto, riteniamo, sarà maggiormente basato KOTM, quando, dopo che in rapida sequenza sono apparsi Godzilla, Rodan e King Ghidorah, il governo giapponese discute di come affrontare tutte queste minacce. E per quel che mi viene in mente -ma vi prego di correggermi se dimentico qualcosa- sarà la prima volta che vedremo, in un film occidentale, un fitto dibattito politico sul “problema dei mostri giganti”. Nel Godzilla del 1998 non ricordo scene simili, né nel primo Pacific Rim (ma non ho ancora visto il secondo), certo non nei King Kong. E se dovessi essere smentito, sarebbe comunque la prima volta che si dibatte in Occidente il “problema Godzilla”.

Il poster del San Diego Comic Con, mostrato
a luglio insieme al primo trailer.
È uno dei poster di sempre che amo di più.

Anche quella frase su Godzilla, poi, trovo affascinante, poiché a questo punto si sta parlando del re dei mostri come di un elemento conosciuto, non è più “la minaccia di adesso”, è un fatto che è successo un po’ di anni fa e che ormai conosciamo tutti. Anzi, sarebbe bello se il film, come hanno fatto da un certo momento in poi i film dell’MCU, dedicasse anche solo qualche inquadratura a far vedere come la scoperta di Godzilla abbia modificato la cultura in questo mondo, mostrando giocattoli, costumi, locali o negozi a tema, proprio per offrire immersione e realismo. Vi renderete conto che se davvero, quattro anni fa, avessimo scoperto che Godzilla esiste -e in tutto questo lui non avesse spazzato via noi e noi non avessimo fatto qualcosa di molto stupido- la nostra cultura ne sarebbe stata, semplicemente, scioccata con violenza.

Cosa voglia dire il discorso non lo sappiamo, ma sappiamo a cosa porterà il film: Godzilla affronterà i “mostri distruttivi”, ed è questa la miglior speranza di sopravvivenza dell’umanità. Del resto, nel modello del ’64 che citavo prima, il consesso si concludeva con la proposta delle Shobijin, le fate portavoce di Mothra, di far risolvere il problema King Ghidorah alla coalizione degli altri tre mostri. Dunque, nel film viene proposto di ricorrere a Godzilla, magari adducendo il fatto che questi ha dimostrato di non avere, tra i suoi scopi, la distruzione delle metropoli umane, come soluzione alla crisi dei cosiddetti titani. Proposta accolta con ragionevoli riserve.
Grandiosa è la risposta a queste ultime del dottor Serizawa, il personaggio di Ken Watanabe (adoro lui come attore, e adoro il personaggio che interpreta, un messaggero di quel pantheon di mostri giganti che il mondo deve conoscere e che noi, appassionati, mostrofili, godzillomani, amiamo e non vediamo l’ora di sentire raccontato con parole nuove):

«No. Noi saremo i suoi.»

Il dottor Ishiro Serizawa, che vi ricordo riprendere il nome del colossale regista che ha dato vita a tutto questo, e il cognome del suo eroe maledetto, il dottor Daisuke Serizawa, fino a un anno fa l’unico essere umano ad aver mai ucciso Godzilla, intende qui dire che affidarsi al predatore alfa significherà, accanto alla possibile soluzione della crisi, l’inizio di un’età completamente diversa per l’umanità, in cui non sarà più l’homo sapiens a porre le condizioni cui dovranno adeguarsi tutte le altre specie, ma un unico individuo, quello che il sito di pubblicità virale Monarch chiama Titanus Gojira, stabilirà le leggi per tutti, uomo incluso.
Saltando oltre il fatto che io questa condizione me l’accollerei anche adesso, passiamo a commentare il resto.

Chi sono i mostri nuovi? E sono davvero due?
Mi riferisco a due momenti precisi del trailer, quello in cui vediamo una grande spaccatura in uno strato di terreno roccioso, da cui fuoriescono zampe da animale artropode (come gli insetti, gli aracnidi e i crostacei), e quello in cui quella che si direbbe una collina si solleva, come se sotto di essa, anzi, come se essa stessa fosse un altro titano.
Alla prima visione, ero sicuro che la creatura fosse solo una, magari con l’abilità di scavare e dunque vista emergere dal terreno in più occasioni diverse.
Tutti sono convinti che siano due.
La forma della montagna fa pensare più a un animale quadrupede che a un ragno o a un insetto.
Dunque okay.
In caso, io l’avevo detto.

Il trailer conferma così le dichiarazioni sul fatto che i mostri sarebbero stati ben più che i quattro compagnoni telefonati fin dal 2014, e al contempo non rivela di chi si tratti; un’altra mossa che approvo.
Speculiamo un po’ su chi possano essere.
L’ipotesi più diffusa per quanto riguarda il primo kaiju è Kumonga, il ragno gigante del “Godzillaverso”, comparso già in altri tre film. Personalmente, non penso proprio possa essere Kumonga, quelle non mi sembrano affatto le zampe di un ragno. In realtà, la prima categoria che mi è venuta in mente vedendole è quella dei crostacei, ma non sono uno zoologo e non andrò oltre. A parte questo, un ragno gigante nel Monsterverse si è già visto in Kong, seppur brevemente; Kumonga magari apparirà in futuro, se la serie continuerà, ma non penso proprio lo farà adesso, con la possibilità di aggiungere mostri nuovi e una priorità, nel recuperare quelli vecchi, di quelli più famosi su quelli che lo sono di meno.
Altri hanno pensato allo stadio larvale di Mothra, che non ha zampe così lunghe.
La mia teoria è che si tratti di un nuovo titano, e in particolare mi ha fatto pensare a quello, che sembrava dover essere simile a un centopiedi, mostrato morto nel primo teaser del Godzilla 2014. Quello, a detta di Gareth Edwards, venne inserito unicamente per far supporre nel trailer che ci sarebbero stati più mostri, ma nulla impedisce che possa aver dato l’ispirazione per creare un nuovo kaiju invertebrato. Speculo, speculo solo, che sarà simile a un centopiedi anche questo.
Il secondo mostro, per la maggior parte delle persone, è Anguirus.
Io spero sia Anguirus, e vi spiego perché: questo film contiene quattro dei mostri più famosi dell’universo di Godzilla, che oltretutto sono già comparsi nel film di Ghidorah, il primo film a presentare così tanti kaiju insieme. Inoltre, Rodan è stato il primo mostro della Toho ad avere un film tutto suo dopo Godzilla (1956), seguito, dopo qualche tempo, da Mothra (1961). Prima di Mothra, nel 1958, era uscito un film su Varan, altro kaiju Toho che, per quanto con una sola comparsa nella serie di Godzilla (“Gli eredi di King Kong”, 1968), a fronte di incontri che volevano essere più numerosi, fa parte di questo universo e ne è tra i primi personaggi ad essere comparsi. Dunque, nel Ghidorah del ’64, e in King of the Monsters, si trovano sullo schermo i primi, quelli col maggiore “diritto di anzianità”.
Solo che tutti i mostri comparsi nei film di Godzilla, King Kong escluso, sono venuti tutti dopo Anguirus, che vanta il primato di essere stato il primo tra tutti ad essere comparso nella serie, e di essere stato il primo avversario del re dei mostri, tutto questo in “Il re dei mostri” del 1955. Pensando a questo, e avendo sempre concepito la “cohors amicorum” ideale di Godzilla come costituita innanzitutto da Anguirus, Rodan e Mothra (tutti e tre, prima di divenire suoi amici, suoi nemici), riflettevo già da qualche tempo su quanto fosse giusto l’inserimento di Anguirus nel Monsterverse, con un ruolo degno di lui, e il prima possibile. Se ciò dovesse effettivamente avvenire in KOTM, il film e il suo cast ne risulterebbero enormemente arricchiti, benché sia quanto mai improbabile un così grande spazio per i mostri diversi dai quattro principali. Che sia Anguirus o meno, penso che lui e l’altro, o gli altri, dureranno per lo più una scena. Ma sarà bello essere smentito in questo.
L’altro possibile candidato è Baragon. Sia lui che Anguirus sono abili scavatori, ma Baragon è particolarmente rinomato in questa caratteristica. Trovo però improbabile la comparsa in questo film di un kaiju classico comparso solo due volte nella serie di Godzilla, e una volta al di fuori di essa.
Infine, ai vari utenti o siti che hanno scritto che potrebbe essere Gamera: ragazzi, andate a studiare. Gamera non è un mostro Toho, è della Daiei, una casa completamente diversa, non fa parte dell’universo di G, non ci sono accordi tra Daiei e Legendary, e dato che nel suo universo è protagonista non può fare la comparsa secondaria da nessuna parte, come non può farla Godzilla.

Parliamo adesso di quello che vediamo dei mostri.

Godzilla

Prima locandina ufficiale del film, rivelata
alcune ore prima del trailer. Nei giorni successivi
sono state mostrate altre tre locandine, dedicate
agli altri mostri, che vedrete nei prossimi paragrafi.
Il re dei mostri subisce un importante cambiamento in questo film, e ciò che spero è che torni a essere la star, l’eroe epico che è stato nella sua lunga epopea giapponese. Nel film del 2014, che aveva il difficile compito di reintrodurlo, Godzilla è la presenza misteriosa, il mistero da svelare, gradualmente introdotta insieme ai suoi nemici MUTO -ed è questo uno dei punti che mi piacciono meno in quel film, si hanno praticamente più informazioni su di loro che su di lui; chiaramente creare personaggi nuovi richiede più spiegazioni di ripresentarne uno così famoso, ma trattandosi di una ridefinizione, di un nuovo inizio, un po’ più di enfasi sull’importanza di lui, che appare solo in funzione dell’apparizione di loro, sarebbe forse stata più gradevole. Qui, ora che è apparso, e, come scrivevo più in alto, sono note la sua esistenza e la sua potenza, possono tornare quelle sequenze dei vecchi film, quando, anche se si trattava di tante pellicole diverse, ambientate ad anni di distanza tra loro, a volte legate, a volte no, quando lui appariva, chiunque ne fosse spettatore esclamava subito «Godzilla!». Anche questo ha la sua importanza.
Non ne ho parlato sulla pagina, dunque, soffermiamoci sul suo nuovo design.
Perpetuando la tradizione di cambiarlo tra un film e l’altro -o meglio, di cambiarlo uno o due film alla volta- Michael Dougherty ha ritoccato alcuni dettagli dell’aspetto di Godzilla visto nel film precedente. I suoi arti anteriori, questo lo avevamo notato già nel primo trailer, sono più lunghi, e questo è un dettaglio che mi è particolarmente congeniale. Mentre nelle serie Heisei e Millennium (cioè dal 1984 al 2004) i combattimenti tra il re e i suoi avversari si svolgono molto più attraverso il raggio atomico, e le tecniche a distanza degli altri, in modo da ridurre i movimenti elaborati necessari alle lotte, rischiosi per i costumi e per la verisimiglianza dei mostri, nei film Showa (fino al 1975), per quanto i costumi fossero più approssimativi e oggi ci facciano sorridere più dei successivi, le lotte erano innanzitutto fisiche. Godzilla e gli altri si avvinghiavano, si prendevano a pugni, spesso si lanciavano o calciavano pietre (anche questo un espediente per economizzare), mentre il raggio fungeva più da arma conclusiva, con cui finire il nemico indebolito dalla lotta, o da risorsa estrema per le situazioni difficili. E il grande interprete di Godzilla, Haruo Nakajima, che ci ha lasciati nel 2017, e che è stato Goji fino alla fine della serie Showa, ha anche sottolineato questo cambiamento, con un certo disappunto:
La statua vista al Tokyo Comic Con.

«Quando ero nei panni di Godzilla, lo raffiguravo mentre faceva wrestling con gli altri mostri. Ai giorni d’oggi, Godzilla e gli altri mostri non fanno altro che spararsi raggi a vicenda. I film storici sono divertenti perché mostrano duelli con le spade. I western sono divertenti perché mostrano le sparatorie. I recenti film di Godzilla sono come film storici senza spade e western senza pistole.» (Intervista ad Haruo Nakajima del 1995)

Ora, se siamo d’accordo sul fatto che, se dobbiamo vedere un film di mostri giganti che combattono tra di loro, vederli affrontarsi corpo a corpo sia più avvincente di vederli fermi mentre sparano raggi colorati l’uno contro l’altro, riterremo incoraggiante il modo in cui sono avvenuti gli scontri tra Godzilla e i MUTO nel film del 2014: lì Goji soffia il suo fuoco atomico solo due volte, usando per il resto la coda, il morso, il suo peso e le zampe anteriori, combattendo in una maniera che ricorda i draghi di Komodo e gli orsi, animali possenti e fieri lottatori. Anzi, la potenza del raggio lì è ridimensionata, fattore che, se finora ho considerato negativamente -una delle mie scene preferite di tutta la serie è quella, assolutamente eccessiva, in cui il raggio di Godzilla distrugge un enorme meteorite prima che collida con la terra (“Godzilla: Final Wars”, 2004)- dà spazio alla sua alternanza con la lotta corpo a corpo. Tutto questo per dire che braccia più lunghe significano un voler insistere in questa direzione, e che dovremmo vedere Godzilla picchiare e stritolare tra le zampe i suoi avversari.

Action figure della S.H. Monster Arts.

Nell’altro trailer avevamo anche visto, inoltre, come il raggio abbia ora un aspetto più simile a quello tradizionale, un flusso di energia compatto anziché la fiamma crepitante di G2014, e soprattutto che la bioluminescenza di Godzilla è diventata ancora più importante. Se prima consisteva in un’illuminazione delle pinne dorsali, o un semplice alone, adesso non solo esse vengono percorse da motivi interni, ma si illuminano anche le frogie e gli occhi, il che conferisce al nostro un aspetto più divino, da elementale (forse un po’ troppo fantasy, ma mi piace di più pensare a come la bioluminescenza caratterizzi molti animali marini, e a me piace alquanto la biologia marina).
Il comic con di Tokyo, attraverso la nuova action figure e soprattutto una bellissima statua alta due metri, ha mostrato altri due dettagli del nuovo aspetto di Godzilla: i suoi arti posteriori non terminano più in zampe da elefante, non del tutto da scartare ma estranee alla sua iconografia e curiose se rapportare al resto della sua fisionomia, e sono invece dotate di quattro artigli, due dei quali abbastanza grossi da ricordarci gli iconici piedoni visti in tutti gli altri film; le sue pinne dorsali, infine, hanno una nuova forma, basata su quella del film del 1954, un rispettoso tributo di Mike Dougherty. Tutte queste innovazioni sono state accolte molto positivamente dalla community, e il design sembra potersi definire uno dei migliori di sempre, dato che prende quello del 2014, già degno di tale definizione, cambiando -e per molti migliorando- pochi, importanti dettagli.
Personalmente l’unico cambiamento che occorreva è quello degli arti inferiori, accolgo molto favorevolmente quello degli arti superiori e mi fa piacere quello delle pinne, anche se sono d’accordo con quello che ha scritto il grande illustratore di kaiju Matt Frank sul suo profilo personale di Facebook, a proposito di come la forma più lineare delle pinne di G2014 dava loro un’elegante fisionomia da pinne da squalo, che ha reso estremamente efficaci le scene in cui si vedono le creste di Godzilla affiorare dall’acqua mentre il resto del corpo è sommerso.

Rodan
Locandina dedicata a Rodan.
Il secondino del re dei mostri ha una grande occasione di riottenere il suo prestigio, perso dopo la serie Showa: dopo essere stato star (della seconda parte) del suo film, Rodan, il cui nome originale giapponese è Radon, cambiato nella localizzazione americana per essere distinto dall’elemento chimico ma mantenuto nei film italiani finché sono stati doppiati, ha avuto pressoché il medesimo spazio di Godzilla in “Ghidorah! Il mostro a tre teste”, e nella lotta contro di lui ha dimostrato di essere altrettanto formidabile. Pari agli altri kaiju ne “L’invasione degli astromostri” (1965) e “Gli eredi di King Kong” (1968), Rodan riappare nella serie Heisei in “Godzilla vs Mechagodzilla” (1993) più piccolo e meno potente del suo vecchio amico, che invece era configurato qui come infinitamente superiore al passato, e in “Godzilla: Final Wars” è, come tutti gli altri mostri che invadono il pianeta, solo una distrazione di alcuni secondi per l’antieroe squamoso.
Mike Dougherty ha affermato che Rodan è uno dei suoi kaiju preferiti, e come tale non gli è mai piaciuto quel ruolo da spalla: un mostro che, stando alle sue parole, ha il potenziale di una bomba atomica volante, merita di meglio.
Le sequenze di Rodan mostrate finora nei due trailer sono tra le migliori che si vedano, e sembrano provenire tutte da una singola scena, in cui il re dei cieli emerge dal vulcano in cui si è risvegliato, prende il volo, distrugge gli aerei e le armi volanti che gli girano intorno e rade al suolo almeno una città semplicemente volandole sopra. È stato notato come, se prima Rodan scatenava il potenziale distruttivo delle sue ali, dovuto alle masse d’aria che riescono a spostare, volando ad estrema velocità, qui sembra farlo mantenendone una molto minore.
C’è solo un dettaglio che mi spiace del nuovo Rodan, e cioè che finora aveva sempre avuto arti inferiori ben sviluppati, sì da posarsi e spostarsi in posizione eretta; nei primi film era anzi poco più alto di Godzilla. Ciò naturalmente era dovuto all’anatomia dell’attore che lo interpretava, per cui il suo costume rappresentava uno pteranodonte leggermente antropomorfizzato. Il nuovo Rodan, invece, è molto più realistico, con ali molto più grandi e più lunghe di prima e zampe più piccole; a terra, come si vede da un’inquadratura del nuovo trailer, si sposterà camminando su tutti e quattro i suoi arti, e se è giusto che sia così, un po’ mi manca quella caratteristica che lo rendeva un po’ più fantastico, un po’ più ibrido, un po’ più mostro.
Per il resto, è sublime.
Action figure della S.H. Monster Arts.

Un colosso volante dalle squame fulve, le cui ali hanno i bordi che prendono fuoco -o lo emettono- mentre vola come la più spaventosa delle calamità. Prima che i toni dei film di Godzilla si addolcissero, Rodan era distruttivo quanto lo era il re dei mostri, e adesso, mentre quest’ultimo viene presentato come un pacifico guardiano, violento solo quando si tratta di difendere il territorio e di “ripristinare l’equilibrio”, Rodan riprende e porta a nuovi livelli il suo antico ruolo. Le linee affilate del suo cranio, il taglio degli occhi, la forma del becco che sembra disegnare un ghigno crudele, conferiscono al volto del mostro un aspetto feroce, da perfetto antagonista, e sicuramente pieno di carisma. Da notare inoltre come il becco, uno dei tratti che distinguono Rodan dagli pteranodonti veri e propri, sia qui più grosso rispetto a prima; più che avere dei piccoli denti all’interno, sembra avere i bordi seghettati.
Il suo ruolo è forse quello più dubbio: sappiamo bene che Godzilla è l’eroe e King Ghidorah il cattivo, ci è chiaro che Mothra, il kaiju con il miglior rapporto con gli esseri umani, sarà dalla parte del primo, ma Rodan è una carta tutta da scoprire. Mi sembra molto probabile che, almeno una volta, lui e Godzilla si scontreranno, proprio come facevano nel vecchio film; dopodiché, se ci aspettiamo l’epicissima scena in cui i tre mostri si uniscono contro Ghidorah, e io spero che vada proprio così, non è da escludere che Rodan rimanga un nemico fino alla fine, e addirittura che si schieri con Ghidorah, sancendo una vera novità.

Mothra

La regina dei mostri è indubbiamente quella che sta facendo discutere più degli altri in termini di cambiamento del design, che in lei è stato maggiore. La modifica più evidente riguarda gli arti, di cui i primi quattro hanno adesso una forma falcata, simile a quella delle mantidi, mentre i due posteriori hanno articolazioni che li rendono più simili a delle gambe umane. La figure che ne ha rivelato l’aspetto mostra una testa molto più piccola, rispetto al resto del corpo, di quanto fosse in passato, ma nel trailer abbiamo visto che le proporzioni non sono esattamente queste, e che, frontalmente, è ancora la nostra Mothra. Il pattern cromatico delle ali è decisamente rivisto, e contro il vecchio alternarsi di macchie nere e righe bianche su un paio di ali giallo e uno arancione, i due colori si alternano su ambedue le paia, che hanno il contorno nero e delle righe bianche, e in gran parte cedono spazio all’azzurro, nuovo, per la versione “standard” di Mothra, ma non per la molteplice varietà di forme del kaiju. Mothra, oltre al suo film stand alone del 1961, ha avuto uno spazio tutto suo nella trilogia “Rebirth of Mothra” del periodo Heisei, dunque degli anni 90, dove la Mothra originale ha un figlio, chiamato Mothra Leo, che nel corso dei tre film assume diverse forme per combattere il grande antagonista della serie, un Ghidorah che si manifesta parimenti in diverse incarnazioni. Molte di queste, come Rainbow Mothra o Armor Mothra, hanno ali azzurre, linee più affilate e forma aerodinamica, che almeno in parte devono aver costituito un’influenza per la Mothra del Monsterverse.
Naturalmente, quando si parla di Mothra occorre considerare che si ha sempre a che fare anche con la sua forma larvale, e in ambo i trailer di KOTM vediamo una Mothra Larva chiusa in una struttura dell’uomo, sulla cui funzione possiamo liberamente speculare, che ci colpisce per avere una testa diversa rispetto a quello che, tra il 1961 e il 2003 (l’ultima apparizione cinematografica della forma larvale) era rimasto il modello pressoché inalterato, rispetto al quale è più piccola e senza il caratteristico apparato boccale.
Non sappiamo se Mothra bruco e Mothra adulto siano lo stesso individuo, o se il primo sia il figlio del secondo, anche se la prima supposizione sembra la più plausibile, come conferma la scena del primo trailer in cui Mothra adulto spalanca le ali emergendo da un luogo pieno di acqua, forse sopra la base in cui era stato tenuto fino a quel momento.

King Ghidorah

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