L’albero delle streghe – Demoni e sangue

“Rogo vos, oportet credatis,
sunt mulieres plussciae, sunt Nocturnae,
et quod sursum est, deorsum faciunt.”
(Satyricon, LXIII, 9)
È da molto che percorriamo insieme questo cammino attraverso le tenebre. Abbiamo visto e chiamato per nome le cose spaventose che dimorano dall’altra parte dello specchio, abbiamo superato lo specchio per avventurarci nel loro mondo e abbiamo portato la sua aria caliginosa nel nostro.
Mai, però, ci siamo soffermati sul come le abbiamo conosciute, su chi abbia aperto la porta, su chi ci sia ad operare dalla nostra parte della realtà perché le cose che vengono dall’altra riescano a stabilire un contatto. Ed è giunto il tempo di distogliere lo sguardo da quello che abbiamo davanti, per guardarci intorno e scoprire chi sta in piedi ai nostri lati.
Si approssima Samhain, l’inizio della stagione del freddo e del buio, si approssima la notte in cui il varco si apre. La notte di Halloween passerà sulle nostre teste come uno spettro volante, come una cometa, rischiarando per un istante, solo per quell’istante, il tratto di cielo di cui al buio non riuscivamo a carpire i segreti. La luna piena splende chiara questa sera.
Dobbiamo parlare di streghe.

“Streghe e incantesimi” di Salvator Rosa, 1646 circa.

Amici miei, questa non sarà facile. Ho una certa soggezione nello scrivere questo post, perché si tratta di uno degli argomenti più vasti tra quelli che toccano il nostro campo, e fino a sì e no un paio di anni fa l’avevo sempre accuratamente evitato, proprio perché ha molti più contatti con la realtà, in un gran numero di ambiti, dalla storia alla psicologia, alla sociologia, alla sessualità, di quanti ne abbiano i topic cui mi sono sempre interessato. Inoltre, avendo cognizione di come esso sia stato affrontato un’infinità di volte da un’infinità di studiosi, nel corso di tantissimo tempo, ho preferito volgermi verso campi meno battuti. Come vedremo insieme, parlare di streghe, salvo che per alcune accezioni del termine, e per alcune figure che esamineremo nella prima parte del post, non significa parlare di mostri. Parlare di streghe è soprattutto parlare di persone.
Eppure, com’è vero che non è possibile parlare dei mostri senza parlare dell’uomo, il nostro percorso sarebbe estremamente mutilo se non comprendesse la stregoneria, intimamente connessa a molte delle cose di cui abbiamo parlato e in grado di metterle in connessione tra di loro.
Come appena detto, questo è un campo in cui molti sono già passati, e difficilmente scriverò qui qualcosa che non è già stato scritto; partirò, anche questa volta, dall’inizio, o da quello che gli si avvicina di più, per arrivare non so dove, ma vicino a noi.

“Streghe” di Francisco Goya.

Strega ha un’accezione abbastanza precisa nella nostra lingua. Dire questa parola fa pensare in primo luogo a una donna che utilizza la magia, e poi all’idea che questa donna sia vecchia, in condizioni fisiche di avanzato decadimento ed estremamente repellenti. La finzione popolare del nostro tempo ci ha abituati all’idea che la strega possa essere anche giovane e bella, ma è altrettanto vero che in altre epoche storiche qualunque donna poteva essere ritenuta una strega.
Possono gli uomini essere streghe? Possono essere stregoni, fintanto che il secondo termine vale come corrispettivo maschile del primo, possono usare la magia e fare le stesse cose che fanno le streghe. Ma non saranno percepiti nello stesso modo, non avranno lo stesso impatto sulla nostra cultura che hanno le streghe, e questo perché le streghe sono figlie di una forma culturale atavica per il nostro mondo, o almeno per la cultura occidentale (e diverse altre, a quanto ne so), ovvero il dualismo irriducibile in cui sono ripartiti tutti gli elementi della realtà, in una costruzione per la quale la donna, la terra, la magia e la luna sono tutte strettamente intrecciate tra loro. In più, il lungo processo che ha visto, su un’originaria civiltà matriarcale ben radicata nei territori europei, il prevalere di nuovi popoli migratori provenienti dall’Asia, patriarcali, di cui serbano traccia i miti e l’archeologia: questi hanno imbrigliato e ridimensionato tutto quel potere che vedevano nel femmineo, un potere enorme e unico, quello della generazione, subordinandolo alla propria forza e alle proprie necessità, dando vita, probabilmente, a una stigmatizzazione, quella da cui derivano gli abusi della società patriarcale, il problema della donna nella storia, fino ad arrivare al sessismo.
In tutto questo, le streghe. Inevitabilmente donne, frutto di questo processo storico, superstiti di quel mondo arcaico dove operavano misteri che sfuggivano all’ordine sapientemente impostato dagli uomini, continuano a vivere bene laddove quel legame con la natura ed il passato non è stato stroncato del tutto. Ma quando il divenire della società e dell’ordine diviene rigoroso, per loro non c’è più spazio. Gli stregoni saranno visti con paura, ma si ricorrerà a loro e alla loro scienza, perché in quanto uomini vivono almeno in parte nel mondo della luce, mentre le streghe sono sia donne che praticanti della via oscura, e questo le tiene completamente avvolte nell’ombra. Con conseguenze di cui vedremo la drammaticità.

“Il sabba delle streghe” di Francisco Goya, 1821-1823.

Le streghe sono coloro che praticano un’arte chiamata stregoneria. Parliamo di che cos’è.
La magia è sempre esistita. È una diramazione naturale della spiritualità dell’uomo, della sua facoltà linguistica e dunque poetica, della sua connessione originaria con la natura. Non possiamo pretendere di dare un inizio alla magia, e nemmeno alla stregoneria, per il semplice fatto che sono sempre esistite, in forme di cui ci è rimasto qualcosa e in altre di cui non ci è rimasto niente.

Lamashtu.

I popoli del Vicino Oriente, con i quali si iniziano spesso i discorsi storici universali, hanno una tradizione magica straordinaria, che conosciamo grazie a testi e numerosi manufatti. Grazie a questi apprendiamo che i Sumeri, i Babilonesi e gli Assiri possedevano un ricco e complesso sistema demonologico, e che credevano che nel cosmo, oltre agli uomini, alle bestie e agli dèi, vivessero diverse altre classi di entità, per lo più spirituali, alcune più vicine agli dèi, altre del mondo degli uomini, altre ancora provenienti dal mondo dei morti, con naturalmente tante vie di mezzo. Si credeva che molte di queste fossero pericolose, e pertanto furono messi a punto dei sistemi per difendersi; ma si credeva anche che fosse possibile, per gli uomini, ricorrere all’aiuto di alcune entità per scopi di ogni genere, sia giusti che ingiusti. Humbaba, il mostro affrontato da Gilgamesh nella sua epopea, era raffigurato come amuleto come protezione contro i demoni minori, mentre Pazuzu, re dei demoni dell’aria e signore delle pestilenze, la cui statua compare ne “L’esorcista”, pur essendo una potenza nefasta veniva invocato attraverso i suoi simulacri e i suoi amuleti per tenere a bada i demoni più potenti, e soprattutto contro Lamashtu, sua sposa demoniaca che presenta molti attributi comuni ai numerosi mostri che incarneranno il tipo della strega in altre civiltà.
Lamashtu, della stessa stirpe degli dèi più grandi, figlia del dio del cielo Anu, era il terrore delle notti e delle madri. Viaggiava lesta nelle tenebre per far abortire la donne in attesa, rapire i bambini nella culla, strapparli alle madri mentre li allattavano, oppure nutrirsi di loro rodendone le ossa e bevendone il sangue. Era raffigurata, come i demoni, con aspetto ibrido, testa di leonessa, denti e orecchie di asino, dita e unghie molto lunghe, zampe di uccello con artigli acuminati, spesso a cavallo di un asino e con dei serpenti in mano, mentre allatta un maiale e un cane; ma nelle tavolette il suo nome era accompagnato dai simboli cuneiformi che ne indicavano lo stato divino.
Nell’invocare Pazuzu contro di lei, bisognava recitare una formula simile a questa:

Placca metallica che raffigura Lamashtu.
La figura che la regge e di cui vediamo la testa
e le mani è Pazuzu.

Grande è la figlia del Cielo che tortura i bambini
La sua mano è una rete, il suo abbraccio è morte
Lei è crudele, furiosa, rabbiosa, predatrice
Una corritrice, una ladra è la figlia del Cielo
Lei tocca i ventri delle donne in travaglio
Lei scaglia fuori il bambino della donna incinta
La figlia del Cielo è una con gli Dei, suoi fratelli

Con nessun figlio suo.
La sua testa è una testa di leone
Il suo corpo è un corpo di asino
Lei ruggisce come un leone
Lei ulula costantemente come un demone-cane.

(Traduzione dall’inglese da http://www.ancientneareast.net/mesopotamian-religion/lamastu-lamashtu/)

Nel codice di Hammurabi, che si ritiene risalire al 1754 a.C., sono presenti delle leggi in merito all’uso della magia contro le altre persone:

Se un uomo ha lanciato una maledizione su un altro uomo e non è giustificato, colui che lanciato la maledizione sarà messo a morte.

Se un uomo ha gettato un incantesimo su un altro uomo e non è giustificato, colui sul quale l’incantesimo è stato lanciato dovrà recarsi al fiume sacro; nel fiume sacrò egli si immergerà. Se il fiume lo sopraffa ed egli annega, l’uomo che ha gettato l’incantesimo su di lui prenderà possesso della sua casa. Se il fiume sacro lo dichiara innocente ed egli rimane incolume, l’uomo che ha lanciato l’incantesimo sarà messo a morte. Colui che è stato immerso nel fiume prenderà possesso della casa di colui che ha lanciato l’incantesimo su di lui.
(Traduzione dall’inglese da: https://www.bible-history.com/isbe/W/WITCH;+WITCHCRAFT/)

Rappresentazione moderna di Lamashtu.

Un’altra testimonianza interessante, accadica, è quella dei Maqlû, che significa “bruciante”. Si tratta di rituali anti-stregoneria, sviluppatisi nel corso di molto tempo e la cui forma più matura ci è pervenuta in otto tavolette che comprendono quasi un centinaio di formule e delle indicazioni su come svolgere il rituale.

Nell’antico Egitto, considerato, del resto, patria dell’alchimia e delle scienze occulte, la magia era trattata con lo stesso rigore matematico con cui si affrontavano l’astronomia e la medicina. I sacerdoti, gli incantatori, tutti gli utilizzatori di magia erano molto ben considerati, e la loro scienza estremamente preziosa. Del resto, ogni giorno i sacerdoti di Ra svolgevano il rituale con cui aiutare il dio del sole, e Set che viaggiava con lui, nell’infinita lotta contro Apophis, il serpente del caos che aggrediva la sua barca quando di notte percorreva i fiumi infernali. L’anima, secondo gli antichi Egizi, è costituita da numerose parti, e alcune di esse hanno una funzione esclusivamente magica, mentre il nome, donato dal dio Ptah, dà vita alla persona e ne permette il legame con la magia.

Bibliografia

Filagrossi, Christian, Il libro delle creature fantastiche, Armenia, Milano 2002.
Bailey, Michael D., Historical Dictionary of Witchcraft, The Scarecrow Press, Oxford 2003.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...