La caduta del Mostro

Buonasera e ben ritrovati.
Questo è il post celebrativo del terzo anno di attività dell’Anima del Mostro, questa volta in ritardo rispetto alla data della sua creazione, il 10 settembre. Solo che questa volta c’è da celebrare fino a un certo punto, dopo il quale è meglio fermarsi e riflettere bene.
L’anno trascorso dall’ultimo anniversario ha visto diversi saggi, alcuni post riempitivi, nessun racconto. La maggior parte dei saggi è ancora incompleta. Quantitativamente, è l’anno in cui è uscito meno materiale, e lo è perché ci sono stati interi mesi in cui non ho pubblicato nulla.
Lo scorso autunno è stato indubbiamente un bel periodo per il blog, inaugurato dalla rassegna dei film su Beowulf, seguita da un piccolo ma soddisfacente lavoro di mitologia comparata sulla luna, dal primo post (era ora!) su Dark Souls, e soprattutto dalla sequenza “horror” data dai lavori sul Cane Nero, sull’Ankou, sulla Bocca dell’Inferno e su Hellraiser. La Bocca dell’Inferno, per quanto non contenga tutto quello che volevo contenesse, è uno dei lavori più importanti finora, sia perché mi premeva farlo ed ero da tempo incuriosito dall’argomento, sia perché, finora, non ho trovato a riguardo delle pubblicazioni, o semplici pagine web, in italiano.
Bisogna citare poi la mia Apologia di Lair, che è l’unico completo di questi lavori lunghi e ambiziosi. Mi ha permesso di esprimere tante piccole cose cui tengo. Come anche la preghiera della notte successiva.
Sono seguiti tempi più duri, dovuti ai miei impegni non virtuali. Il ritorno sulla Caccia selvaggia è stato uno dei miei tanti passi più lunghi della gamba; la mia rassegna sui mostri di Tolkien ha tanti spazi vuoti; meglio è andata con il racconto della Saga dei Volsunghi -testo cui devo molto e che mi ha fatto passare un bel periodo-, dato che il primo dei due post, sulla vita di Sigmunðr, è al momento il secondo con più visualizzazioni dopo quello su Espero. La storia di Sigurðr è abbastanza nota, e mi premeva di più divulgare quella di suo padre: in qualche modo questo mi è riuscito.
Bene è andata anche con il post su Demogorgone, seppure ancor più incompleto degli altri.
E arriviamo al primo dei due punti di cui mi dolgo di più: l’Anima del Licantropo. Molti di quelli che seguono il blog probabilmente non sanno neanche che esiste (perché l’ho condiviso una volta sola), e questo è un bene, perché così sarà una sorpresa quando lo avrò concluso e ricondiviso. Si tratta di quello che doveva essere il lavoro di svolta, più multimediale, più ricco di informazioni e di divulgazione -come anche di conclusioni originali- e al contempo più personale, sentito, poetico. Non sono arrivato a finire neanche quello, benché ci avessi lavorato per quasi un mese, e questo mi ha un po’ spossato per il periodo successivo, in cui si sono aggiunti anche i soliti impegni extra-blog.
Quest’estate puntavo ad una bella ripresa. Sono partito con Dante’s Inferno, mentre pianificavo tanti altri argomenti, alcuni dei quali molto importanti…ma anche qui è successo qualcosa. Diciamo che è successa l’estate, e che a me porta sempre cose storte. Le cose storte le ho sublimate con i due post sulla bellezza e sul Bakunawa, dei quali in realtà sono abbastanza fiero perché sono belli. E al Bakunawa siamo rimasti fermi fino ad ora. Non sono riuscito ad andare avanti, non avevo, lo ammetto, desiderio di scrivere post. O se l’avevo, subentrava subito l’accidia, dovuta alla malinconia, dovuta alle cose storte. Il modo in cui è andata in questi mesi, quelli in cui avevo più tempo per scrivere e in cui non ho scritto niente, è l’altro punto per cui mi dolgo di più.

“Fallen Dragon”, di Bayard Wu.

Arriviamo ad ora. Cosa posso e non posso promettere adesso?
Sicuramente posso garantire per la pagina Facebook. Un paio di cose carine, lì, le abbiamo viste e fatte insieme. Anche per la pagina avevo progetti che sono rimasti inattuati, ma se non altro ha continuato. Continuerà.
Alcune delle cose che volevo scrivere forse non le scriverò, perché in tutti questi mesi ci sono stati dei cambiamenti, e non tutto mi interessa come mi interessava prima, mentre altro mi interessa di più.
Ci sono dei progetti avviati, comunque, e tanti post preannunciati, tanti argomenti su cui devo tornare e su cui tornerò.
Devo premettere già da ora, comunque, che per la “nuova stagione”, i periodi di impegni e di impossibilità di scrivere sul blog saranno anche più di prima. Per questo, sto considerando la possibilità di cambiare l’approccio avuto negli ultimi due anni, e di scrivere, occasionalmente, post più brevi, a proposito di un singolo film o di un argomento più piccolo. Un ritorno ai primi mesi dell’Anima del Mostro, del resto.

In tutta questa confusione, sto cercando di mettere a fuoco che cosa sia “adesso”. Quale sia l’aspetto dell’Anima del Mostro ora, quale sarà, rispetto a quale è stato prima. Per strano che possa sembrare, questo blog, nella mia mente, ha sempre avuto una sorta di “estetica dei contenuti”.
Il primo periodo dell’Anima del Mostro ha avuto dei colori più vivi, in buona parte colori freddi e tonalità scure, mentre introducevo gli argomenti come se fossero i primi parti di un grembo primordiale. Erano più vaghi, c’erano meno ambizioni e si potevano fare tante cose, anche se questo non significava poterle fare tutte. Finché con l’esperienza si è arrivati a far meglio.
Poi è arrivato il periodo della grandezza, l’età dell’oro -ancor più ‘dell’oro’ perché iniziata col lavoro su The Wanderer, parte del mondo anglosassone, cui associo sempre il colore oro-, con la svolta saggistica e un modo più approfondito di scrivere qualunque cosa. Forme definite, obiettivi chiari, e in tutto questo l’idea di costruire qualcosa di più grande, un percorso ordinato fatto di tasselli ragionati.
A questa ascesa è seguita, gradualmente, la caduta, la crisi. I punti deboli di questa struttura hanno ceduto, e mentre arrivavano gli ultimi lavori buoni essa stava già crollando. Il crollo è divenuto una frana, e le macerie sono rimaste a terra senza venire neanche toccate. Fino ad oggi.
Volevo che l’Anima del Mostro avesse il volto che stavo lavorando per darle, un volto che avrebbe mantenuto per una parte della sua esistenza: poi sarebbe cambiata e ne avrebbe avuto un altro.
Forse un altro, al posto mio, oppure io stesso, in un altro luogo e in un altro momento, sarei riuscito a portare a termine quel piano in quel modo. La sua realizzazione era già compromessa, visto che il primo periodo del blog è molto lontano da quell’idea, e visto che anche in seguito ho dovuto deviare rispetto ad essa…ma stavo comunque provando a seguirla. Sta di fatto, però, che io, in questo luogo e in questo momento, non sono riuscito a concretizzarla; e anziché provarci ancora, quando nel frattempo i miei piani sono cambiati, e ho altri desideri, preferisco cambiare. Ora mi sembra più sensato provare a realizzare il disegno che avevo in mente in un altro modo, e lasciare che questo blog proceda nel modo più naturale, sulla base di quello che mi succede man mano, dei cambiamenti e delle esperienze.
Va detto, tutto questo rivela che il mio modo di gestire il lavoro finora ha i suoi difetti. Mi è stato chiaro fin da subito che lavori della mole che avevo in mente mi avrebbero richiesto più di una settimana, e più del tempo che nei singoli giorni ho impiegato per la causa, ma ho voluto provare lo stesso. E man mano che pubblicavo i post non finiti, dedicavo loro parte delle settimane che servivano per i successivi, estendendo il tempo per il post precedente a scapito del successivo, che a sua volta sottraeva tempo a quello dopo ancora, creando un circolo vizioso; prendevo, eventualmente, del tempo di pausa per risolvere le cose, ma lo impiegavo quasi sempre per riposare o per le questioni esterne al blog.

Devil May Cry 5, screenshot.

Mi è tornato in mente come uno dei primi passi del blog fosse legato a una storia cui sono molto affezionato, quella di Devil May Cry. Mi è tornato in mente perché, in questo periodo, col tanto atteso quinto capitolo annunciato da qualche mese e la graduale rivelazione di parte dei suoi contenuti, specialmente, nelle ultime settimane, quelli realtivi al suo protagonista storico, Dante, oltre ad essere una delle cose cui sto prestando più attenzione, mi sta facendo vivere un certo benessere, dato dall’emozione dell’attesa, dal senso di appartenenza, dall’idea di un legame con una storia e un personaggio che, per l’importanza che nella mia mente ha quel legame, mi appare come un sentimento di primaria intensità e potenza.
Sono partito, col secondo post dell’Anima, parlando di dualismo, del dualismo che in questa saga è uno dei fattori più caratterizzanti, perché in quel periodo la cosa che più mi interessasse cercare di comprendere erano i miei gusti, orientati su due “macrogeneri” complementari tra loro.
Ora, una delle cose per le quali questo nuovo, atteso Devil May Cry, mi risulta così affascinante, è il fatto che, dopo i tanti cambiamenti tra un episodio e l’altro, che hanno dato alla serie tanti volti diversi, quello nuovo sembra richiamarli tutti in qualche modo, ponendosi come conclusione -perché è stabilito che sia il capitolo conclusivo- in grado di richiamare tutto a sé. Apparendo, almeno adesso, in potenza, in grado di aspirare ad essere definito l’episodio migliore.
Dopo tre anni da quel post, tre anni di ricerche, scoperte e crescita, ho scoperto molte altre cose da approfondire, da comprendere, benché la storia del dualismo sia ancora aperta. Relativamente al blog, quello che mi interessa adesso è fare qualcosa di bello.
L’Anima ha avuto diversi volti, come vi dicevo. Non siamo davanti al capitolo conclusivo, per me, per adesso. Eppure, ispirato dallo stato d’animo in cui mi ha immerso l’attesa di Devil May Cry 5, provo il desiderio di ritrovare un’identità dell’Anima del Mostro, in grado di racchiudere non solo i suoi momenti migliori, ma anche i suoi primi, precedenti all’età dell’oro, e i suoi ultimi, successivi e meno felici. Ricordando che qui si studiano e si analizzano i mostri, le narrazioni e le opere d’arte, ma si raccontano anche storie, si condividono poesie e canzoni, si intessono storie nuove, si cerca di scoprire nuovi modi di fare altra arte.
Il titolo “La caduta del Mostro”, messo lì con l’ombra di disfattismo che avevo sulle spalle quando ho iniziato a scrivere questo post, ma che mantengo anche adesso che ho visto oltre quell’ombra, non significa né una fine, né il preannuncio di una risalita, di una scalata verso il cielo. Significa che essere caduto ha permesso al Mostro di trovarsi in un nuovo spazio, e che adesso egli avanzerà per quello spazio. L’importante è camminare.

Francis Stark

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