Eärendil, i versi da cui nacque la Terra di Mezzo

Ci troviamo in un periodo dell’anno in cui il sentimento tolkieniano si fa sentire anche più del solito, anche da chi lo sente sempre: il 25 marzo, data della distruzione dell’Anello e della fine della Terza Era della Terra di Mezzo secondo la cronologia del Signore degli Anelli, è da ormai diversi anni la data del Tolkien Reading Day, giorno destinato alla condivisione di Tolkien e delle sue parole. Ogni anno, la Tolkien Society stabilisce un tema guida su cui orientare le letture e i vari eventi che hanno luogo ovunque gli appassionati si riuniscano per celebrare la ricorrenza. L’anno scorso si è parlato di vita, morte e immortalità, e L’Anima del Mostro ha dedicato un post all’argomento. Il tema scelto per questa edizione, “Poesia e canti nella narrativa di Tolkien”, mi consente di fare un passo indietro rispetto al romanzo, per tornarci alla fine del post, e raccontare qualcosa sull’origine di tutto, su ciò che è nato per primo.
“Eärendil il Marinaio”, di Ted Nasmith.
Ancor prima della storia dell’Anello, ma prima anche di quella di Beren e Lúthien, della Fuga dei Noldor o della tragica fine di Túrin Turambar, viene una poesia che si intitola “The Voyage of Earendel the Mariner”, composta nel 1914. Una poesia che deriva da una suggestione potente, dietro la quale c’era molto più di quanto possa sembrare a un primo approccio.
È più o meno risaputo, presso la comunità tolkieniana, che il nome e la figura di Eärendil derivino da alcuni versi del poema in anglosassone, o Old English, tramandatoci col titolo di Christ e tradizionalmente diviso in tre parti, delle quali la prima è detta The Advent ed è incentrata sulla Prima Venuta di Cristo sulla Terra, la seconda The Ascension e incentrata su Passione, Morte e Resurrezione, più o meno unanimemente attribuita a Cynewulf, uno dei più illustri autori di questa lingua, e la terza sulla Seconda Venuta di Cristo in occasione del Giudizio Universale. Tutti e tre i poemi sono conservati nel manoscritto di Exeter, che contiene anche le famose elegie anglosassoni, tra cui The Wanderer e The Seafarer.
I versi in questione fanno parte del Christ I e sono il 104 e il 105, ma per completezza riporto fino al verso 108:

«Eala earendel,         engla beorhtast,                      “Salve earendel,     più luminoso degli angeli,
ofer middangeard         monnum sended,              sulla terra di mezzo     inviato agli uomini,
ond soðfæsta         sunnan leoma,                         e tu verace     splendore del sole,
torht ofer tunglas,         þu tida gehwane               chiarore oltre le stelle,     tu ogni tempo
of sylfum þe         symle inlihtes!»                          (della luce) di te stesso    ciascuno illumini!”

In una delle sue lettere Tolkien racconta di essersi imbattuto in questi versi dopo il 1913, quando aveva cominciato a studiare l’Old English professionalmente -prima di allora vi si era dedicato per passione, durante i suoi studi di Latino e Greco- e di essere rimasto colpito dal potere contenuto, oltre che nella formula “Eala earendel engla beorhtast,/ofer middangeard monnum sended”, nel nome “earendel”, in cui identificava la presenza di una storia e di una provenienza tali da poterlo considerare un nome proprio, piuttosto che uno comune. Nel Christ, earendel è il nome della stella del mattino, che splende chiara durante l’alba prima che sorga il sole, quella che noi sappiamo essere Venere. Questo astro, che noi sappiamo essere un pianeta, ma così non era per gli antichi, ha un’enorme fortuna in tutte le letterature.
Phanes.

Nel mondo classico il suo nome è Phosphoros, presso i Greci, e Lucifer in latino, entrambi nomi che significano “portatore di luce”. Lo stesso Venere, nell’apparire nel cielo al tramonto del sole, viene chiamato dagli antichi anche Espero, stella della sera. Nella mitologia greca, o per meglio dire nella lettura oscura ed esoterica che ne danno i misteri orfici, il portatore di luce è chiamato Phanes, “luce” appunto, un essere antropomorfo, androgino, alato, con quattro occhi e un serpente intorno al corpo, nato dall’uovo generato da Kronos da solo (un Kronos che non è il Titano figlio di Gea e padre di Zeus, ma l’essere unico primordiale) o insieme ad Ananke (la Necessità) che regna sull’universo per alcune ere, salvo poi affidarlo, una volta stancatosi, a Nyx, la notte, che a sua volta lo cede ad Urano. Questa versione del mito cosmogonico, per i curiosi, si trova nel Papiro di Derveni. Phanes è poi equiparabile a Eros, il dio dell’amore, che nella Cosmogonia di Esiodo è il primo degli dèi ad emergere dal Kaos.
L’astro della sera è anche una guida per i naviganti, e in questa veste figura anche nell’Espero di Mihai Eminescu, uno dei miei poemi preferiti, che non perdo occasione di citare.

E il mondo nordico? Ebbene, anche qui troviamo dei miti sulla stella che ha ispirato Tolkien.
Nel Dialogo sull’arte poetica (Skaldskaparmal) di Snorri Sturluson, certamente il più celebre letterato islandese del Medioevo, autore dell’Edda in prosa che è ad oggi la massima fonte sulla mitologia scandinava insieme all’Edda poetica, viene raccontato il mito del gigante Aurvandill: costretto a portare sulla testa un frammento della cote lanciatagli addosso dal gigante Hrungnir, che aveva ucciso in combattimento, il dio Thor ricevette la visita dell’indovina Gróa, moglie di Aurvandill, che usò i suoi incantesimi per liberarlo. Mosso dalla gratitudine, prima che l’indovina avesse finito, Thor le raccontò di aver fatto tempo prima un viaggio insieme al suo sposo, trasportandolo da Jötunheimr, il mondo dei giganti, su una gerla fissata sulla sua schiena, e che quando, per via del freddo, l’alluce del gigante si era congelato, Thor lo aveva spezzato e l’aveva scagliato nel cielo, dove era diventato la stella chiamata Aurvandilstà (letteralmente, alluce di Aurvandill -cfr inglese “toe”, alluce appunto). Per i curiosi, purtroppo Thor disse a Gróa che suo marito sarebbe tornato da lei molto presto, e la gioia di lei fu tale da interrompere l’incantesimo, sicché la cote di Hrungnir è rimasta dov’è e si dice che, ogniqualvolta qualcuno getti una cote per terra, la cote sulla testa di Thor si muova.

Snorri Sturluson, illustrazione di
Christian Krogh.

Aurvandill si fa risalire a un composto in lingua Proto-Germanica (lingua di cui non è rimasto nulla e di cui si è ricostruita l’esistenza per via delle affinità fra le varie lingue germaniche) *auzi-wandilaz, che significherebbe “vagabondo luminoso”. *auzi, per intenderci meglio, è probabilmente imparentato col greco eos, alba, il sanscrito uṣā́s di analogo significato e il latino aurora. Oltre al norreno Aurvandill e all’anglosassone Earendel conosciamo il longobardo Auriwandalo, il gotico Auzandil, e l’alto tedesco antico Orentil ed Erentil, e la sua latinizzazione medievale è Horuuendillus. Quest’ultimo nome compare nei Gesta Danorum di Saxo Gramaticus, principale opera di storia medievale danese, nonché fonte ricchissima di miti e leggende, che nella narrazione della storia sono mescolati agli avvenimenti effettivamente accaduti;  qui è uno degli eroi di cui vengono narrate le gesta. Nel poema epico Orendel o Erentel, che fa parte della raccolta di manoscritti chiamata Heldenbuch e contenente le storie di molti eroi, si narra del protagonista omonimo, un re che viene trovato in mare da bambino (proprio come Scyld Scefing, il fondatore della dinastia danese su cui si apre il Beowulf). Viene definito il primo eroe che sia vissuto.
L’Edda poetica fornisce un’altra informazione sul rapporto fra Thor, i giganti e le stelle: nel carme Harbarthsljoth, “Carme magico di Harbardhr”, dove Thor risponde alle domande del barcaiolo Harbardhr, sotto le cui spoglie si cela Odino in persona, nella nona strofa il dio più giovane afferma:

«Uccidevo Thjazi,     gigante fiero,
in alto gettai gli occhi     del figlio di Allvaldi
     nella chiara sfera celeste:
sono i due segni maggiori     delle mie imprese
     che tutti gli uomini scorgono da allora.
     E nel frattempo che facevi, Harbardhr?»

In sostanza, il nome Earendel porta con sé una straordinaria eredità, sia per le sue origini mitiche e il suo legame con alcuni concetti chiave di ogni mitologia che per i numerosi personaggi della letteratura germanica che lo hanno portato. Non si dimentichi, d’altra parte, che lucifero, usato come titolo, ricorre in alcune traduzioni del Nuovo Testamento per indicare la stella del mattino in quanto simbolo di Cristo, e altrove Cristo stesso.

“Luce di Eärendil”, da deviantart
Link: http://breath-art.deviantart.com/art/light-of-Earendil-443783272

Ciò è affascinante anche perché, nella forma che il mito ha assunto nel tempo, Eärendil è uno dei personaggi più simili a Gesù di tutto il legendarium. La storia del Marinaio Mezzelfo l’ho già raccontata in questa sede. Il suo nome, nel sistema linguistico del legendarium, si lega a un’altra sfera semantica: è l’unione di due parole del Quenya, la lingua elfica più antica, eär, “mare”, e il suffisso –ndil che indica amicizia o amore, e si può dunque tradurre “amante del mare”. Il nome datogli dalla madre è invece Ardamir, o Ardamirë, “gioiello di di Arda” (cioè del mondo). Nel Silmarillion, il suo intervento alla fine della Prima Era, quando la vittoria definitiva di Morgoth, favorita dai figli di Fëanor, sembra scontata, provoca un cambiamento insperato, un’eucatastrofe, come avrebbe detto il Professore, che porta alla sconfitta dell’Oscuro Signore. Eärendil è l’eroe che dona ai Valar, di sua spontanea volontà, uno dei Silmaril, laddove Fëanor aveva maledetto chiunque avesse osato toccarli e si era ribellato al divieto impostogli di partire per la Terra di Mezzo: se l’atto di Fëanor è la prima disobbedienza, la rottura del patto di fiducia con Dio che nella Bibbia viene compiuto da Adamo, la restaurazione compiuta da Eärendil è quella compiuta attraverso il sacrificio di Cristo; e invero, anche Eärendil deve sacrificare qualcosa, poiché dopo la sua “ascesa”, dopo essere stato posto nel cielo dai Valar perché porti il Silmaril da una parte all’altra del cielo, illuminando il mondo con la sua luce e tenendolo al sicuro, non potrà mai più tornare a terra.
Vale inoltre la pena di osservare in questa sede la persistenza, in questa storia, di un altro archetipo mitologico, uno dei più antichi del mondo: durante la Guerra dell’Ira vengono scatenati da Morgoth, per la prima volta, i Draghi alati, quale arma risolutiva ancora più temibile di tutte quelle usate in precedenza dall’Ainu decaduto (Glaurung e i draghi che prendono parte all’assedio di Gondolin sono infatti privi di ali, dei wyrm come Fafnir e la maggior parte dei draghi della letteratura germanica antica). Il più temibile di questi Draghi è Ancalagon il Nero; contro quest’ultimo si scontra lo stesso Eärendil sulla nave Vingilot, e dopo una battaglia estenuante riesce a vincerlo e a farlo precipitare sulla fortezza di Morgoth del Thangorodrim, distruggendola. In quanto eroe luminoso e portatore della luce già nelle origini del suo nome, Eärendil eredita il ruolo di dèi luminosi come Marduk, Ra, Apollo e Svarog, ciascuno dei quali è protagonista di un mito in cui deve uccidere un serpente, o drago, spesso nero e sempre associato alle forze del Caos, per garantire l’armonia del cosmo.

Eärendil e Ancalagon
Ancalagon è descritto come infinitamente grande,
ma questa immagine mi piace perché mostra 
i due contendenti impegnati in uno scontro diretto, 
non mediato dalla nave, e Ancalagon risulta simile
alle numerose raffigurazioni dei draghi associati
al male nell’iconografia religiosa.

Quello del marinaio è un archetipo narrativo frequente in Tolkien: oltre ad Eärendil, o allo stesso Gandalf, che insieme agli altri stregoni giunge nella Terra di Mezzo dal mare (Gandalf è comunque, innanzitutto, un viandante, wanderer), è un marinaio Eriol, il protagonista della cornice narrativa contenuta nei Lost Tales (“Racconti ritrovati” e “Racconti perduti” dell’edizione italiana) che giunge all’isola di Tol Eressëa, spinto dal desiderio di avventure, e vi incontra gli Elfi che gli narrano le storie degli Ainur, dei Noldor e dei Grandi Eventi che costituiscono la versione di base di quello che è poi divenuto il Silmarillion. Eriol stesso è definito “figlio di Eärendel” all’inizio del testo, scritto fra il 1916 e il 1917, quando la poesia di Eärendel, nella sua prima stesura, esisteva già.
The Seafarer, la più nota delle elegie anglosassoni insieme a The Wanderer, fu probabilmente un altro modello per Tolkien, che collaborò anche a una sua edizione filologica: la sua suggestione si avverte nel capitolo di Eärendil nel Silmarillion, dove viene detto che l’amore per il mare era il suo sentimento più forte, un richiamo cui non poteva sottrarsi, e lo stesso è detto nell’Ainulindäle a proposito degli Elfi in generale.

Di quella poesia, ci informa Christopher Tolkien, il mitopoieta ha realizzato quattro versioni.
La prima si intitola “The Voyage of Éarendel the Evening Star”, “Il viaggio di Éarendel la Stella della Sera”, e come era solito fare, Tolkien la presentò anche col titolo in anglosassone, “Scipfæreld Éarendeles Ǽfensteorran”. In seguito, rinominò la poesia “Éalá Éarendel Engla Beorhtast”, secondo il verso originale da cui ciò era derivato, ed eliminò il titolo in inglese moderno. Varrà la pena ricordare qui che Tolkien, questo verso che per lui era così bello ed importante, lo tradusse in Quenya:

Aiya Eärendil Elenion Ancalima                      Salve, Eärendil, più luminosa delle stelle

Questa frase, che Frodo grida nella Tana di Shelob mentre afferra la fialetta che contiene la luce di Eärendil (cioè la luce di un Silmaril), è la traduzione del verso del Christ, con un’unica differenza, la parola “stelle” al posto di “angeli”, non presenti come esattamente tali nel mondo tolkieniano.

La versione più celebre è certamente quella che compare nel Signore degli Anelli, nel capitolo “Molti incontri”: qui a comporla è Bilbo Baggins, che vi si dedicava da prima dell’arrivo di Frodo a Granburrone; la poesia non è, comunque, interamente sua: al sopraggiungere di Aragorn durante l’incontro con Frodo, il vecchio Hobbit, dopo un affettuoso saluto e alcune presentazioni, gli dice:

«Ho bisogno del tuo aiuto per qualcosa di molto urgente. Elrond dice che questa mia canzone deve essere pronta prima della fine della serata, e io non riesco ad andare avanti. Mettiamoci in un angolino e diamole il tocco finale!»

Quando il canto ha inizio, Frodo viene trasportato «in un sogno di musica che si trasformava in acqua gorgogliante e poi all’improvviso in una voce. Pareva la voce di Bilbo che cantava versi. Vaghe all’inizio, le parole si fecero più chiare». Ed ecco quello che Frodo udì, in inglese e nella traduzione in italiano di Vicky Alliata di Villafranca:

“Eärendil e Elwing”, Steamey.

«Eärendil was a mariner                                                    “Eärendil era uomo di mare,
that tarried in Arvernien;                                                  Eppur si attardava ad Arvernien;
he built a boat of timber felled                                          Costruì una barca di legno
in Nimbrethil to journey in;                                               Per recarsi sino a Nimbrethil;
her sails he wove of silver fair,                                         D’argento tessute le vele,
of silver were her lanterns made,                                      D’argento eran pure le lanterne,
her prow was fashioned like a swan,                                E la prua in forma di cigno,
and light upon her banners laid.                                        E la luce sulle bandiere.

In panoply of ancient kings,                                              Un’armatura dei re antichi,
in chained rings he armoured him;                                    In maglia di anelli intrecciati;
his shining shield was scored with runes                           Sullo scudo intagliate le rune
to ward all wounds and harm from him;                            Contro tutti i pericoli e i mali;
his bow was made of dragon-horn,                                    Un arco di corno di drago,
his arrows shorn of ebony,                                                 Le frecce di ebano duro.
of silver was his habergeon,                                               D’argento splendente la cinta,
his scabbard of chalcedony;                                               E il fodero di crisopazio;
his sword of steel was valiant,                                          Valorosa la spada d’acciaio,
of adamant his helmet tall,                                                Inflessibile l’elmo orgoglioso
an eagle-plume upon his crest,                                          Sormontato da una piuma d’aquila;
upon his breast an emerald.                                               Uno smeraldo gli splendea sul petto.

Beneath the Moon and under star                                       Sotto la Luna e sotto le stelle
he wandered far from northern strands,                              Dai nordici lidi andò vagabondando,
bewildered on enchanted ways                                           Per meravigliosi sentieri incantati,
beyond the days of mortal lands.                                        Sino a un mondo al di là dei mortali.
From gnashing of the Narrow Ice                                       Dal gelido tormento dello Stretto Ghiaccio
where shadow lies on frozen hills,                                     Ove l’ombra ricopre le colline glaciali,
from nether heats and burning waste                                 Dalle fiamme e il fuoco di antri arroventati,
he turned in haste, and roving still                                     Egli fuggì via e ancor vagando
on starless waters far astray                                               Su acque cupe e su laghi fatali
at last he came to Night of Naught,                                   Giunse infine un giorno alla Notte del Nulla,
and passed, and never sight he saw                                   E vi s’inoltrò e non vide mai tracce
of shining shore nor light he sought.                                 Di rive, di spiagge, di luci o di rocce.
The winds of wrath came driving him,                             I venti incolleriti, furibondi lo travolsero,
and blindly in the foam he fled                                         E tra schiuma e schiuma fuggì ciecamente
from west to east and errandless,                                      Senza più sapere dove est e ovest fossero,
unheralded he homeward sped.                                        Cercando la via di casa disperatamente.

There flying Elwing came to him,                                    In quel momento Elwing gli apparve davanti,
and flame was in the darkness lit;                                     E brillò una fiamma nell’oscurità;
more bright than light of diamond                                    Più fulgida e splendente di luce di diamanti
the fire upon her carcanet.                                                Era la favilla sulla sua fronte.
The Silmaril she bound on him                                        Donò a lui il Silmaril,
and crowned him with the living light                             Incoronandolo di luce e di vitalità,
and dauntless then with burning brow                             Così intrepido e forte e prode Eärendil
he turned his prow; and in the night                                Riprese il comando della sua nave.
from Otherworld beyond the Sea                                    Nella buia notte di questo mondo oltre il mare
there strong and free a storm arose,                                Si levò d’improvviso una tempesta violenta,
a wind of power in Tarmenel;                                         Un vento di potere e potenza a Tarmenel.
by paths that seldom mortal goes                                    Trascinò veloce la sua barca la tormenta
his boat it bore with biting breath                                   Per sentieri che i mortali non percorrono mai.
as might of death across the grey                                   Attraverso maru remoti e abbandonati,
and long-forsaken seas distressed:                                 Attraverso grigi flutti incantati
from east to west he passed away.                                 Da oriente a occidente senza tornare mai.

Through Evernight he back was borne                         Condotto da onde nere e ruggenti
on black and roaring waves that ran                             Per leghe infinite, su abissi profondi,
o’er leagues unlit and foundered shores                       Ove prima che iniziassero i giorni vi erano terre,
that drowned before the Days began,                           Nella Notte del Nulla, nelle ombre frementi,
until he heard on strands of pearl                                 Udì su rive di perle
where ends the world the music long,                          Ove frangono i flutti, ove muoiono i mondi,
where ever-foaming billows roll                                  Una musica eterna vibrare
the yellow gold and jewels wan.                                  Tra l’oro e le gemme trasportate dal mare.

He saw the Mountain silent rise                                   Silente e pensosa la Montagna si ergeva
where twilight lies upon the knees                               E nel suo grembo Valinor il vespro teneva;
of Valinor, and Eldamar                                                Eärendil scorse al di là del mar
beheld afar beyond the seas.                                         Splendente, lontano, remoto, Eldamar.
A wanderer escaped from night                                   Sfuggito era infine alla notte,
to haven white he came at last,                                    Giunto in un limpido porto,
to Elvenhome the green and fair                                 Nella casa degli Elfi ove tutto è verde e conforto.
where keen the air, where pale as glass                        Ove l’aria è fragrante e il ciel cristallin,
beneath the Hill of Ilmarin                                           Ove ai piedi del Colle di Ilmarin
a-glimmer in valley sheer                                            Splendide e fulgenti nelle vallate
the lamplit towers of Tirion                                         Di Tirion le alte torri illuminate
are mirrored on the Shadowmere.                               Si rifletton sul Lago Ombroso.

He tarried there from errantry,                                    Lì placò la stanchezza del viaggio,
and melodies they taught to him,                                Imparando melodie soavi,
and sages old him marvels told,                                  Ascoltando come in miraggio,
and harps of gold they brought to him.                       I racconti e le storie degli avi.
They clothed him then in elven-white,                        Lo vestirono di elfico bianco,
and seven lights before him sent,                                Ed ei partì per contrade nascoste,
as through the Calacirian                                            Sette luci sul suo cammino stanco,
to hidden land forlorn he went.                                   Come se attraversasse il Calacirian.
He came unto the timeless halls                                  Giunse nei luoghi ove il tempo non scorre,
where shining fall the countless years,                        Ove gli anni risplendono eterni,
and endless reigns the Elder King                              Ed il Remoto Re governa perenne
in Ilmarin on Mountain sheer;                                    Ad Ilmarin sulla Montagna solenne;
and words unheard were spoken then                        Gli svelarono segreti e misteri
of folk of Men and Elven-kin.                                    Sul conto degli Elfi e degli Uomini veri.
Beyond the world were visions showed                     Del mondo gli mostraron visioni
forbid to those that dwell therein.                               Proibite ai comuni mortali.

A ship then new they built for him                            Poi un nuovo vascello costruirono per lui
of mithril and of elven-glass                                      In cristallo elfico intagliato;
with shining prow; no shaven oar                              Non aveva bisogno di remi,
nor sail she bore on silver mast:                                 E sull’albero d’argento sbalzato
the Silmaril as lantern light                                        Nessuna vela avevano issato:
and banner bright with living flame                           Il Silmaril era allo stesso tempo
to gleam thereon by Elbereth                                     Lanterna brillante e bandiera al vento
herself was set, who thither came                              Posta sulla nave dalla mano di Elbereth;
and wings immortal made for him,                            Ella diede ad Eärendil delle ali immortali,
and laid on him undying doom,                                 E dei perenni incantesimi fatali,
to sail the shoreless skies and come                           Per poter giungere navigando nei cieli
behind the Sun and light of Moon.                             Dalla Luna e dal Sole al di là dei veli.

From Evereven’s lofty hills                                        Dalle alte colline di Sempresera
where softly silver fountains fall                               Ove l’acqua delle fontane scorre leggera,
his wings him bore, a wandering light,                      Le ali lo portarono, pari a luce vagante,
beyond the mighty Mountain Wall.                           Oltre l’imponente Muro di Montagne.
From World’s End then he turned away,                    Ma un giorno dalla Fine del Mondo andò via,
and yearned again to find afar                                   Per la sua amata casa piena di nostalgia,
his home through shadows journeying,                      E si rimise in viaggio ondo ritrovarla
and burning as an island star                                     Sfavillante come un’isola di stelle;
on high above the mists he came,                             Giunse così in alto oltre nubi e nebbie,
a distant flame before the Sun,                                 Una scintilla al cospetto del Sole,
a wonder ere the waking dawn                                 Un prodigio di fronte all’alba nascente
where grey the Norland waters run.                          Ove delle Terre Nordiche scorre il grigio torrente.

And over Middle-earth he passed                             Sulla Terra di Mezzo passò volando
and heard at last the weeping sore                            E udì i lamenti, la tristezza ed il pianto
of women and of elven-maids                                  Di molte elfiche voci femminili
in Elder Days, in years of yore.                                Nei Tempi Remoti, negli anni lontani.
But on him mighty doom was laid,                           Ma egli sapeva di essere condannato
till Moon should fade, an orbéd star                         A vagare come un astro infocato
to pass, and tarry never more                                    Finchè la Luna non fosse sbiadita,
on Hither Shores where mortals are;                         Prima di poter posare le dita
for ever still a herald on                                            Sulle Sponde di Qui ove vivono i mortali;
an errand that should never rest                                Mai il messaggero si potrà riposare
to bear his shining lamp afar,                                    E nemmeno il suo compito abbandonare
the Flammifer of Westernesse.»                                  Che è di cercar lungi il suo lume senza ingiuria,
                                                                                 Il Flammifer dell’Ovesturia.”

“Le porte della notte”, John Howe.

Nei Lost Tales, pubblicati nel 1986, Christopher Tolkien ha inserito l’ultima versione del canto di Eärendil. La storia qui riportata vede il Marinaio navigare per il suo ultimo viaggio prima di assumere il suo ruolo di eroe risolutivo della storia dei Silmaril, Eärendil era stato inserito nella mitologia dell’autore come, appunto, immagine mitica, incarnazione del marinaio in perenne ricerca, come il Seafarer sopra citato o un a noi più familiare Ulisse. E proprio come quest’ultimo, la sua storia termina con un viaggio estremo, un viaggio che sarà il suo ultimo (non mi riferisco alla storia raccontata da Dante, molto successiva rispetto all’epoca omerica, ma alle diverse versioni che raccontano di viaggi di Ulisse dopo il ritorno ad Itaca e terminanti con la sua morte in un paese straniero per una ragione o per un’altra). Il verso di lui che lancia la sua barca riecheggia della versione del 1914. La poesia non dice cosa gli accada esattamente, ma solo che, in quanto immagine di questo sentimento umano di Sehnsucht, i suoi viaggi lo portino fino a un nessun luogo, fino a luoghi completamente al di là da qualsiasi qua, fino a sparire.

La traduzione in italiano dei Racconti Perduti (1987) è di Cinzia Pieruccini.

«Eärendel arose where the shadow flows                          “Sorse Éarendel dove la tenebra fluisce
At Ocean’s silent brim;                                                       Dell’Oceano alla riva silenziosa;
Through the mouth of night as a ray of light                   Per la bocca della notte, quel raggio che                                                                                                                                                    [lambisce
Where the shores are sheer and dim                                    La costa dov’è pallida e scoscesa
He launched his bark like a silver spark                          Lanciò la barca come scintilla argento
From the last and lonely sand;                                            Dalla sabbia estrema e solitaria;
Then on sunlit breath of the day’s fiery death                 E alle brezze del giorno che muore in un                                                                                                                                                    [incendio
He sailed from Westerland.                                             Egli salpò dall’Ovestlandia.

He threaded his path o’er the aftermath                         Quale sentiero seguì la lunga scia
Of the splendour of the Sun,                                              Del Sole ultimo e abbagliante,
And wandered far past many a star                                Molti altri superando per la via
In his gleaming galleon.                                                     Nel suo galeone luccicante.
On the gathering tide of darkness ride                           Allora la marea del buio sale
The argosies of the sky,                                                      E passano i celesti bastimenti,
And spangle the night with their sails of light               Spargon la notte le vele chiare
As the streaming star goes by.                                            Mentre la stella scivola nei venti.

Unheeding he dips past these twinkling ships,              Lui non vi bada: oltre navi di luce
By his wayward spirit whirled                                            Si tuffa, dal ribelle spirito lanciato
On an endless quest through the darkling West            In cerca senza fine, che per il buio Ovest lo                                                                                                                                                    [conduce
O’er the margin of the world;                                              Fino ai margini del mondo sconfinato;
And he fares in haste o’er the jewelled waste               Viaggia veloce sul deserto di gemme
And the dusk from whence he came                                   E sul crepuscolo da cui proviene
With his heart afire with bright desire                           Di vivo desiderio il cuore in fiamme
And his face in silver flame.                                              Mentre il suo volto un fuoco argenteo tiene.

The Ship of the Moon from the East comes soon        La Nave della Luna all’Est è presto in viaggio
From the Haven of the Sun,                                                E dal Porto del Sole giunge ora,
Whose white gates gleam in the coming beam            E le bianche porte risplendono al bel raggio
Of the mighty silver one.                                                     Della possente argentea signora.
Lo! with bellying clouds as his vessel’s shrouds         Ecco, per funi ha nuvole agrottate
He weighs anchor down the dark,                                        E leva l’ancora nel buio fondo,
And on shimmering oars leaves the blazing shores     Con remi scintillanti lascia spiagge infuocate
In his argent-timbered bark.                                                  Nella sua barca dalla carena argento.

Then Éarendel fled from that Shipman dread              Al che Eärendel fuggì da quel terrore
Beyond the dark earth’s pale,                                      Del Marinaio, oltre la terra e il suo confine scuro
Back under the rim of the Ocean dim,                         E sotto l’orlo dell’Oceano di pallore
And behind the world set sail;                                        Dietro al mondo veleggiò sicuro
And he heard the mirth of the folk of earth                 Udì la gioia delle terrestre genti
And the falling of their tears,                                          E le loro lacrime e gli affanni,
As the world dropped back in a cloudy wrack            Mentre il mondo s’incupiva nei tormenti
On its journey down the years.                                        Del suo lento viaggio lungo gli anni.

Then he glimmering passed to the starless vast           Nella distesa senza stelle allor lucente
As an isléd lamp at sea,                                                   Egli viaggiò quale una lampada sul mare,
And beyond the ken of mortal men                              E oltre ciò che sa il mortal sapiente
Set his lonely errantry,                                                     Rivolse il solitario suo vagare,
Tracking the Sun in his galleon                                    Col galeone seguì del Sole i passi
Through the pathless firmament,                                     Dove sentieri non ha il firmamento,
Till his light grew old in abysses cold                          Finché la luce sua invecchiò nei freddi abissi
And his eager flame was spent.»                                        E il suo fuoco avido fu spento.”

La storia di Eärendil, in conclusione, dimostra il successo di un artista della subcreazione, come la definiva lui, che nel rielaborare, nel trasformare, nel creare storie grazie a quelle che conosceva, è riuscito a creare un ciclo di leggende nuove e caratteristiche, che riescono a parlare al nostro spirito e a conquistare la nostra anima perché si attengono agli stessi principi delle storie antiche. Gli dèi e gli eroi del mito antico cambiano nome ma non perdono la loro essenza, le ricerche procedono, gli interrogativi continuano ad essere posti senza requie, e le stelle raccolgono e portano il segno delle imprese che i mortali hanno compiuto prima di diventare gli dèi dell’era successiva.
Per quanto le frasi che pronuncia nelle pagine a lui dedicate e i resoconti dei suoi pensieri siano davvero esigui, cosa che lo rende una figura lontana, quasi persa nel mito (ciò è dovuto, peraltro, al diverso livello di rielaborazione del materiale che lo riguarda rispetto ad altri capitoli) Eärendil colpisce dal primo contatto che si ha con lui, e ispira e fa sognare ogni volta, perché è un personaggio letterario più straordinario di quanto sembri, così come un essere affatto ordinario nel suo mondo: un Mezzelfo, erede di stirpi illustri sia degli Eldar che dei Mortali, l’ultima speranza della Terra di Mezzo, un eroe di guerra, un ammazzadraghi, una costellazione, ma anche altro: è un eroe che diviene un dio, è un umile che diviene il più grande, è pagano per il tempo in cui vive, è cristiano per le sue origini e la sua eredità, è tutto questo ed è molto altro, e fintanto che continuerà a navigare dall’Est all’Ovest, sulla sua nave volante, col Silmaril vicino a sé, nessuno sarà mai indifferente alla sua suggestione, e i canti su di lui non si spegneranno.

Una risposta a "Eärendil, i versi da cui nacque la Terra di Mezzo"

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