Chi è "Ea, Lord of the Depths" di cui parla Burzum?

Oggi parliamo di una figura il cui solo parlare è rischioso, anche se l’oggetto del post non è la figura in sé, solo una piccola curiosità su una delle sue opere.
Non bisogna ignorare suoi reati, le sue ideologie naziste, anche solo l’assurdità delle sue affermazioni pubbliche, anzi, direi senza mezzi termini che si tratta di un assassino e di un esaltato,  ma il merito artistico di Varg Vikernes non dovrebbe essere messo in discussione, perché il suo progetto non è stato solo uno dei più importanti della Seconda Ondata del Black Metal, né la sua storia fatta soltanto di quegli episodi criminosi che hanno reso il suo nome ancora più celebre della sua musica; Burzum ha introdotto qualcosa di vitale nel Black Metal, qualcosa che lo ha reso ciò che conosciamo, e mentre i coevi Mayhem e Darkthrone proponevano i loro distorti (e altrettanto importanti) inni al satanismo, all’oscurità e alla violenza, questi ricercava spiritualità, misticismo, voleva raccontare storie, meglio ancora, suggerire visioni, e creare l’atmosfera perché vi si potesse entrare.

In particolare, gli va riconosciuto il merito di aver dato vita (o morte, fate un po’ voi), con le sue sperimentazioni, a quella corrente lenta e spirituale di Black Metal, che oggi vede provata, nel fiorire di band del cosiddetto Atmospheric Black Metal, la genialità e la capacità di Vikernes di toccare tasti estremamente intimi della sensibilità dell’uomo. Anche se probabilmente lui considererebbe gran parte dei suoi numerosi fan degli stupidi e degli inferiori.
D’altra parte, chi sia Burzum il lettore con una discreta conoscenza in fatto di Metal lo sa bene.
Quello che forse egli non sa è che dietro le storie che racconta non ci sono solo giochi di ruolo, libri di Tolkien e nostalgia per i vichinghi. Ed è proprio questo il punto di questo post.

Una delle più suggestive delle sue canzoni, nonché una delle prime che ho ascoltato anni addietro, quando l’ho scoperto, è “Ea, Lord of the Depths”. Un titolo che attira parecchio, una canzone che ha ispirato chiunque l’abbia conosciuta, e che, fin dall’inizio, mi ha stupito per la singolarità del testo, anche rispetto alle altre canzoni dell’album da cui proviene, quel celebre capolavoro del 1992 dalla iconica copertina in bianco e nero con scritto nient’altro se non “Burzum” (la canzone compare per la prima volta nella “Demo II” del 1991).
Ecco il testo:

La leggendaria cover di Burzum (1992)

The Head is a Head of a Serpent
From its Nostrils Mucus Trickles…
The Ears Are those of a Basilisk
His Horns Are Twisted into three Curls

AHHHHHHHH EA, LORD OF THE DEPTHS

The Body is a Sun Fish, Full of Stars
The Base of His Feet Are Claws
His Name Is Sassu Wunnu
A Sea Monster, A Form of Ea

AHHHHHHHH EA, LORD OF THE DEPTHS

Orbene, tralasciando pareri e opinioni su urla e qualità della registrazione della canzone (che sono oltretutto molto relativi, al primo ascolto provai confusione, mentre scrivo la sto ascoltando e provo estasi), bisogna ammettere che questo testo genera quantomeno curiosità. Perché, anziché descrivere stati d’animo o raccontare una storia, anche un mito, questo norvegese sta descrivendo un mostro, e in questa descrizione si esaurisce il senso del testo.
“La testa è la testa di un serpente”, comincia a dire, come se avessimo già la creatura davanti agli occhi, portandoci a chiedere di cosa si parli, “dalle sue narici gocciola del muco” (ma dai, che schifo!) “le orecchie sono quelle di un basilisco” (ora che ne so io delle orecchie dei basilischi?) “le sue corna sono torte in tre spirali”, e si arriva all’urlo sgraziato e disumano “Ea, Lord of the Depths!”. Cioè, questo mostro è un signore?
“Il corpo è un pesce luna, coperto di stelle” (pure!) “Alla base dei suoi piedi ci sono artigli” (questa me l’aspettavo) “Il suo nome è Sassu Wunnu” (oh, è siciliano?) “Un mostro marino, una forma di Ea” e qui ci si confonde, perché allora questo mostro non è nemmeno Ea, ma una sua forma. E allora chi è Ea? “AHHHHHHHHH EA, LORD OF THE DEPTHS!”.

Burzum non ha solo descritto un mostro, ci ha detto che questo mostro ha una sua posizione in un sistema più grande, perché si chiama Sassu Wunnu ed è uno degli aspetti di Ea, che, lui ci teneva che lo capissimo, è il signore delle profondità.
Ora, vuoi per pigrizia, vuoi per mantenere l’alone di mistero, non ho mai veramente ricercato il significato di questi nomi. Finché, qualche tempo fa, mentre leggevo materiale mitologico, mi sono imbattuto nel nome di Ea. Da lì ho cominciato a trovare gli altri pezzi e a incastrarli, fino a ricostruire il puzzle, che lascio qui a disposizione di chi sia altrettanto curioso nei confronti del significato di questa canzone, ma ancora più pigro di me.

Alcuni esempi di
demoni della tradizione sumera

La canzone parla di mitologia sumero-babilonese. Questo potrebbe stupire, dato che il nostro artista ha dedicato la maggior parte della sua ricerca alla conoscenza del mondo nordico; ma questi miti, elaborati dalla cultura più antica del mondo, colpiscono tutti con il loro fascino: i membri del pantheon mesopotamico sono raffigurati in forme sovrannaturali e spesso mostruose, in lotta fra loro, in qualche modo più vicini al Caos primordiale rispetto ai popoli successivi, che hanno portato sempre più ordine e armonia nei loro corpus cosmologici. Non solo, ma proprio perché la più antica del mondo, questa cultura ha dato origine alle prime storie di demoni, fantasmi e spiriti maligni, fissando e trasmettendo anche le formule per rapportarsi con questi esseri. Basti citare il fatto che le figure di Lilith, pioniera delle storie sui vampiri e le streghe, e Pazuzu, il demone de “L’esorcista”, provengono da questa tradizione.
Ora, il racconto cosmogonico sumero-babilonese l’ho già esposto in due post, qui riprenderò le parti che ci interessano: in principio, il Caos, l’origine, era costituito dagli dèi Apsu e Tiamat, che rappresentavano le acque primordiali, Apsu quelle sotterranee e Tiamat il mare. Essi generarono altri dèi, finché uno di essi, chiamato Enki dai Sumeri ed Ea dai Babilonesi, uccise Apsu e prese il suo posto come dio delle acque sotterranee. Anche detto “signore della terra”, Enki è il sovrano degli dèi in tradizioni più antiche, mentre successiva è la tradizione riportata dal poema Enuma Elish, per il quale egli cede il potere a Marduk, un dio celeste, che sconfigge Tiamat, crea il mondo con i suoi resti e ne diviene il re.

Uno dei Sirrush raffigurati sulla porta di Babilonia
consacrata alla dea Ishtar; un esempio di arte babilonese
e un’altra antichissima raffigurazione mostruosa

Uno degli attributi di Marduk è un animale chimerico, il Sirrush o Mushushu, un drago con testa di serpente, zampe anteriori di leone, zampe posteriori di uccello rapace e corna a spirale. Analogamente a lui, altri dèi hanno animali mitologici come compagni o simboli, e per quanto non ne abbia trovato altri riscontri, ho una testimonianza, proveniente direttamente da una fonte del tempo, che dice che Sassu Wunnu è una forma di Ea. Vale a dire, lo stesso testo che Varg Vikernes ha utilizzato nella sua canzone.

Varg afferma, in un video sul suo canale You Tube, di aver reperito il testo di “Ea” dal Necronomicon, lo pseudobiblium inventato da Lovecraft per i suoi racconti. In realtà lui conosce Lovecraft e sa che il Necronomicon non esiste, ma, considerato che la “tradizione” vuole che il Necronomicon sia un testo antico contenente formule per invocare mostruose entità da altri mondi, possiamo considerare quella di Varg una verità espressa attraverso una metafora.
Il testo di “Ea, Lord of the Depths” proviene dal libro “Devils and Evil Spirits of Babylonia”dell’archeologo inglese Reginald Campbell Thompson, studioso delle civiltà mesopotamiche che ha tradotto e pubblicato testi antichissimi in cui sono descritte creature mitologiche, prodigi divini e mostri in numero tale da poter realizzare svariate decine di film. Burzum, insomma, ha utilizzato la traduzione di alcuni dei versi più antichi del mondo, versi usati per descrivere un mostro la cui idea era sentita da un’intera civiltà, come testo di una canzone Black Metal. Chi altri l’aveva fatto?

Ecco il testo di Thompson:
The head is the head of a serpent;
From its nostrils mucus trickles,
His mouth is beslavered with water;
The ears are like those of a basilisk,
His horns are twisted into three curls,
He wears a veil in his head band,
The body is a Suh-fish full of stars (dove Suh è babilonese e non so che genere di pesce indichi)
The base of his feet are claws,
The sole of his foot has no heel.
His name is Sassu Urinnu (il nome proviene da un alfabeto diverso dal nostro e può essere        traslitterato in modi diversi)
A sea-monster, a form of Ea.

È interessante notare come questo testo sia contenuto, nel libro, in un capitolo intitolato “Descriptions of Gods etc.” che ne presenta molti altri con la stessa struttura, descrizioni di creature mostruose o sovrannaturali che cominciano dalla testa, procedono illustrando le membra dall’alto verso il basso e si concludono con il nome della creatura in esame e quello del dio o della dea di cui costituisce una forma. Se vi interessa, cercatelo a questo link, dove potrete sfogliare tutto il libro. La descrizione di Sassu Wunnu/Urinnu (dipende da come si traslittera l’alfabeto) si trova a pagina 149. Il capitolo inizia due pagine prima.
E adesso che sapete questa storia, vi invito a riascoltare la canzone di Burzum a quest’altro link, facendo più attenzione alle parole (magari leggendole, visto che identificarle in quelle urla può essere difficile) e cercando di tenere a mente che, anche se le parole sono quelle di un’altra lingua, il senso e l’idea hanno più di quattromila anni, e se immaginiamo Sassu Wunnu la nostra immaginazione veleggia verso un porto dove sono passati uomini perduti nel tempo. Perché, come dice Tolkien, “i mostri non spariscono, anche se gli dèi vanno e vengono.”

3 risposte a "Chi è "Ea, Lord of the Depths" di cui parla Burzum?"

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