La perseveranza del Mostro

Questo è il post con cui si intende celebrare il fatto che l’Anima del Mostro sia rimasta attiva un anno, a partire dal 10 settembre del 2015. L’anniversario è già passato, in effetti, ma rientrava nel periodo di tempo in cui non potevo scrivere post, o almeno, non lunghi come quello che volevo scrivere, anche se non sapevo cosa avrei scritto.

Naturalmente, sottraendo al calcolo le settimane in cui non ho pubblicato post, la reale attività si riduce di un po’ di mesi, ma in quei mesi l’idea non è venuta meno, e molti settimane sono passate apparentemente in silenzio in preparazione di cose più grandi in seguito.
Lo scopo iniziale era semplicemente dare una voce ai mostri, spiegare le loro ragioni alla Ragione degli uomini, e magari spiegare anche le mie. Perché la storia è questa, per lo più e per i più, i mostri sono un contorno, un mezzo o, peggio ancora, una copertura per parlare di altro. E per mostri intendo quasi tutto quello di cui ha trattato questo blog fino ad oggi.
Ora, un paio di storie le ho coperte: quella di Beowulf, che è la storia di mostri per eccellenza e che è forse l’unica opera letteraria in cui i mostri stanno al centro di tutto, quella di Espero, il divino che vuole farsi uomo per amore e che ne comprende l’insensatezza, i miti greci, nordici, sumeri, fino a Godzilla, re e dio dei mostri. E accanto a queste storie, alcuni dei miei èpos preferiti, quello della Terra di Mezzo, quello di Star Wars, perché anche mentre si studiano le storie c’è bisogno di interrompere e di parlare, per rilassarsi…di altre storie.

C’è una cosa meravigliosa che ho realizzato in questi tempi, che mi ha dato fiducia nei miei scopi e anche nelle persone: a prescindere da tante differenze, non solo genere e orientamento religioso e politico, ma anche formazione, interessi, bisogni, a tutti -e se non sono tutti le eccezioni sono veramente poche- piacciono le storie, e l’amore per una storia può andare al di sopra di queste differenze. Perché tu, lettore, potrai essere uno studente di chimica poco interessato alle cose sovrannaturali, il tuo amico lavorerà al bar e non gli piacerà per nulla quel Medioevo che io adoro, ma sia a te che a lui che a me piacerà da morire il Trono di Spade; così come Breaking Bad, che è la tua materia abituale, piace anche a me che non ne mastico nulla. E se io stravedo per il sovrannaturale di Hellboy e tu preferisci le storie del Punitore, entrambi ameremo confrontarci su Topolino.
Persone che non conosciamo, o che non vediamo da così tanti anni da non saperle riconoscere, e con cui non avremmo da parlare se non riguardo formali informazioni su cosa facciano e dove stiano andando…eppure, anche con loro riusciremo ad andare oltre la formalità, a instaurare qualcosa di intimo e singolare, perché troveremo una storia che intrighi e affascini entrambi. Lo dico perché mi è successo.
È vero, questo è possibile in gran parte per via dei mezzi di oggi, su tutti la Rete, che fanno viaggiare le informazioni in modo tale che, anche se una cosa non ti interessa, la vieni a sapere lo stesso, e in molti casi questi stessi mezzi ostacolano la comunicazione tradizionale, ma se questo progresso permette di intrecciare rapporti grazie alle storie, direi che è un bel progresso.

Sembrerà che parli più che altro di serie televisive. Certo, hanno il loro impatto, hanno conquistato il mondo. Ce ne sono migliaia, di ogni genere, serie di serie A e serie di serie B per tenere impegnato chi prediliga un certo genere e voglia saziarsene anche dopo aver visto le serie A di quel genere (e non funziona granché, è uscita quest’anno una serie proprio su Beowulf ed è fatta così male che ho chiuso tutto a metà del primo episodio). È proprio grazie a queste serie che persone diverse, lontane fra loro per gusti e interessi, possono creare il vincolo di cui parlavo perché per qualche motivo hanno visto la stessa serie. Anche questo lo dico perché l’ho provato.
Ma non si tratta solo di questo. I libri, nonostante tutto, circolano ancora. È difficile trovare qualcuno che abbia letto lo stesso libro che hai letto tu, ancor più difficile che l’abbia letto come l’hai letto tu, dato che nessuno vive le storie nello stesso modo degli altri; certi classici li abbiamo letti tutti, ma se li abbiamo letti per imposizione o per andare oltre avremo poco di cui parlare con chi li ha letti per nutrirsene. E indipendentemente da tutto ciò, ci si può legare anche grazie ai libri. Forse anche più che con tutte le altre cose…
E i giochi? I videogiocatori li devi andare a cercare, ma credimi, lettore, certi giochi li vivi in un modo che non dimentichi, e se trovi qualcun altro che li ha vissuti a sua volta, resta in te e in lui un solco che non potete non riconoscere.

Il vincolo di cui ho parlato, “qualcosa di intimo e singolare”, vorrai sapere che cos’è.
Immagina il mondo come un’infinita piana oscura, e le persone come delle luci senza forma ciascuna di un colore diverso. È così che immagino le anime delle persone, e non per scrivere un pensiero carino, ma per autentico sentire. Ora, ciascuna di queste luci va per i fatti suoi, procede per la sua strada finché non arriva la morte, dopo la quale andrà altrove, si trasformerà in qualcos’altro, o sparirà del tutto; e mentre procede, per un motivo o per un altro, entra in contatto con le altre luci. Può accadere che due anime passino vicino senza sfiorarsi; e può invece accadere che si fermino ed entrino in contatto, toccandosi a vicenda e lasciando una traccia di sé l’una all’altra. È questo che mi sembra di vedere quando, anche solo per un paio di minuti, riesco a comunicare autenticamente e sinceramente con un’altra persona, anche se non è mia amica, anche se non la conosco. E non importa se non la vedrò più…o meglio, importa, eccome, può anche causare dolore…ma la traccia di quel contatto, di quell’interazione, quella non se ne andrà mai, è unica come lo è stata l’interazione stessa e come lo è quella data anima in mezzo a tutte le altre, che avrà pure un’interazione unica con ciascuna di loro. E questo vincolo non si crea se non si comunica davvero: se si parla di altro, del mondo, magari anche di quello che si sta facendo, ma non si parla di sé, non si mette il proprio linguaggio, il proprio interesse, la propria individualità, anche la propria voglia di affermarsi, la propria anima, insomma, in quello che si dice.

Rispetto a tutto ciò, l’Anima del Mostro è stata finora anche di più, comprendendo un breviario con tre preghiere della Notte, e soprattutto, due racconti. Perché se questo blog, per lo più divulgativo o dedicato alla riflessione soggettiva, è anche un esercizio di stile e di pratica, questo esercizio punta alla narrazione di storie, e sebbene non fosse il proposito iniziale, qui ho inserito due storie, una delle quali, Il cavaliere delle bende rosa, scritto con la tastiera del cellulare nel lasso di ben undici giorni (tanti quanti i giorni della durata del torneo nella storia, per una coincidenza affatto forzata), costituisce il mio attuale punto di arrivo nello scrivere storie mie. Nell’idearle no, ma delle storie ideate e non scritte non si parla.
Non posso non pensare al fatto che ho saltato il mio impegno in molte occasioni, ma resto ugualmente felice per quello che sono riuscito a fissare qui, e altresì grato a chi ha letto, a cominciare da coloro con cui, dopo aver scritto, ho parlato. Sono nati tanti vincoli grazie a questo blog.
Lo porterò avanti perché ne nascano ancora, per dare voce ai mostri che ancora non hanno parlato, per raccontare le altre storie, che sia per studiarle o per riposare, e per creare ancora più vincoli.

Amin estela ta nauva anlema, spero sarà un lungo viaggio.

Francis Stark

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