Il risveglio di Star Wars – parte I

Non ci riesco a scrivere un post sulla fine dell’anno. Tanto è solo una data. Avevo pensato di farlo, ma è passato più di una settimana da quando ho visto Il risveglio della Forza (e cinque giorni da quando l’ho visto per la seconda volta), e ho un bisogno irrefrenabile di parlarne, perché ha avuto su di me un impatto più forte di quanto mi sarei aspettato.
Naturalmente, questo post contiene SPOILER. Per chi non volesse rovinarsi la visione del film (che è uscito da due settimane), ma sentisse la necessità di sapere se mi sia piaciuto, sappia che mi è piaciuto.
Può smettere di leggere da qui.

Orbene, nei mesi di attesa del film, molto sinceramente, non provavo una particolare attesa. Il mio pensiero era “Ma perché?”. A cosa serviva una nuova trilogia di Star Wars, che oltretutto aveva avuto sinora un finale, tra i miei preferiti in assoluto, che non aveva bisogno di aggiunte? Soprattutto, non capivo bene chi sarebbe stato il protagonista, perché al centro della locandina c’era questa ragazza, Rey, ma nei trailer la spada in laser era in mano al suo amico, Finn, si sapeva che sarebbe comparso Luke Skywalker ma gli indizi su di lui erano pochi.
In compenso, c’era questo nuovo antagonista, Kylo Ren: tunica e mantello con cappuccio tutti neri, una maschera sul volto per completare l’effetto Darth Vader, e una spada laser rossa con guardia a croce (che ha fatto sudare qualche grammo di grasso liquido a qualche nerd ciccione e conservatore), di discutibile praticità nel combattimento ma visivamente una favola. L’idea basilare di Sith che abbiamo tutti, tanto che è stato lui, in questi mesi, a dominare merchandise, immagini pubblicitarie, i pacchetti delle gomme da masticare, un sacco di artwork che lo mettevano in mezzo ai Sith della vecchia esalogia. Insomma, il cattivo che attirava e ispirava così tanto, mentre dei buoni non fregava niente a nessuno. Men che meno a me.
Adesso il mio giudizio è un po’ il contrario, ma di questo parlerò alla fine (cioè nel prossimo post).
Ebbene, com’è il film? C’è una nuova forma di potere dispotico e totalitario che ha raccolto ciò che restava dell’Impero, cioè il Primo Ordine; c’è una Repubblica, che è stata fondata dai Ribelli della vecchia trilogia e che viene spazzata via a metà del film dalla Starkiller, la versione estrema della Morte Nera (ossia, invece di una stazione spaziale delle dimensioni di una luna, in grado di sparare un laser con cui distruggere un pianeta, abbiamo un pianeta intero trasformato in un’arma che distrugge cinque pianeti alla volta); e poi abbiamo una Resistenza che combatte il Primo Ordine, con Leia, i droidi, e soprattutto l’ammiraglio Ackbar, che sono tornati a fare quello che facevano prima.
Aggiungendo a questo il fatto che il film inizia con una battaglia fra il nemico e una piccola base della Resistenza, che informazioni importanti sono affidate a un droide, che la protagonista ha vissuto per anni su un pianeta desertico a fare cose monotone e che in breve tempo le sono state affidate le sorti della galassia, che si ha la morte di un vecchio eroe dentro la nuova Morte Nera e che questa poco dopo viene distrutta con tanto di reazione a catena messa in moto dalle esplosioni in uno stretto condotto, molte persone hanno concluso che si è trattato di un mezzo remake, di una imitiazione, di troppi punti in comune, di mancanza di inventiva, di ripetizione.
E invece io dico che quella che sembra una ripetizione, è la dimostrazione di qualcosa di molto più serio.

Avevo indicato, nel precedente post su Star Wars, qualche punto di contatto fra Star Wars e la Terra di Mezzo. Sono due delle maggiori saghe fantastiche del nostro tempo in termini di profondità, di ricchezza dell’ambientazione, e di quanto universali e umane, quindi epiche, siano le loro vicende.
Ora, alla base della storia della Terra di Mezzo, dal Silmarillion al Signore degli Anelli, vi è il concetto di una progressiva caduta: c’è il bene, c’è il male, il male distrugge il bene e si sostituisce ad esso finché il bene, magari grazie alla tendenza autodistruttiva del male, riesce a distruggerlo, instaurando un nuovo ordine inferiore al precedente e che il male, dopo qualche tempo, distruggerà di nuovo, poiché nessuno dei due scomparirà mai. Nella Terra di Mezzo il male non scompare mai, e in Star Wars, semplicemente, è accaduto lo stesso.
Alla fine de Il ritorno dello Jedi vengono meno l’Imperatore, la Morte Nera e molte delle sue forze, ma non tutte. Esse hanno potuto riorganizzarsi. E analogamente, poiché non può esserci equilibrio nella Forza senza il Lato Oscuro, esso è riapparso sotto forma del leader supremo Snoke, il principale antagonista, e di Kylo Ren, che stava apprendendo le vie della Forza da Luke ed è passato al Lato Oscuro.
Certo, viene da dire che i vecchi eroi hanno fallito: Luke doveva addestrare nuovi Jedi e ne è derivato un quasi Sith, con i suoi cavalieri di Ren (sono quasi certo che Ren, quando terminerà l’apprendistato, sarà ufficialmente un Sith), Leia ha rimesso in piedi la Repubblica ed essa non esiste più, mentre lei guida l’ennesima resistenza, e Han Solo ha perso suo figlio, cioè Ren, ed è tornato a fare il contrabbandiere.
Ma a conti fatti, in quali occasioni gli eroi trionfano davvero?
Come diceva Schopenhauer, partendo dal presupposto che il dolore sia la condizione normale della nostra esistenza e la felicità una breve parentesi, le storie a lieto fine ci sembrano tali perché il narratore lascia calare il sipario dopo che i personaggi hanno raggiunto il loro scopo, nell’esatto momento in cui sono felici: se andasse avanti, li vedremmo correre dietro a qualche altra cosa, affrontare nuove insidie. Dopo l’Odissea vedremmo Ulisse ripartire e trovare la morte oltre le Colonne d’Ercole, dopo i funerali di Ettore vedremmo la sua città che viene bruciata; dopo la visione di Dio, Dante non si ritroverebbe ancora in una Firenze marcia e corrotta? Anche Tolkien aveva iniziato una storia (“The New Shadow”, di cui scrisse una dozzina di pagine prima di decidere di non continuarla) ambientata dopo la caduta di Sauron, una storia in cui gli uomini, dimentichi della Guerra dell’Anello, ricominciavano a seguire il male.

Ma Star Wars è così bello anche perché ci ha dimostrato come il male non prevalga mai indeterminatamente, anche se adesso è tornato è possibile sconfiggerlo, e in questo primo episodio, come già in quello del lontano 1977 del quale è additato come copia, lo abbiamo visto perdere colpi.
Se anche dovesse esserci una trilogia dopo di questa, e poi un’altra, e poi un’altra ancora, vedremmo che dopo la vittoria del bene il male ha ripreso il sopravvento, vedremmo il bene vincere e poi perdere e poi vincere di nuovo. È un ciclo, ma non è un ciclo anche il nostro universo?

2 risposte a "Il risveglio di Star Wars – parte I"

  1. Hai ragione.Confesso di non aver visto il film,non è il mio genere,ma le tue considerazioni sulla ciclicità della lotta fra bene e male sono profonde e convincenti.Certo quando parli della happy-end dei film fai venire i brividi ma purtroppo la tua riflessione è incontestabile.

    "Mi piace"

  2. L'idea del blog è anche, se non soprattutto, dimostrare quanti temi importanti ci siano in cose come la narrativa o il cinema \”di genere\”, e come da questo si possa arrivare, come in questo caso, a spunti di filosofia o esistenzialismo. Mi fa piacere riuscirci.

    "Mi piace"

Rispondi a Francis Stark Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...