Perché Halloween è la mia festa

Ho tanti pensieri contrastanti nello scrivere questo post. Esso giunge in ritardo rispetto all’appuntamento fisso del giovedì, e di questo mi scuso. Quel giorno non ero in grado di scrivere per diverse motivazioni, e pensavo che per questa settimana L’Anima del Mostro sarebbe rimasta in silenzio. Invece il Mostro vuole dire ancora qualcosa, in occasione della sua festa e della confusione che essa comporta ogni anno.
Halloween è una festa che mi piace e a cui tengo; una festa che non ho mai festeggiato nel modo in cui intendevo farlo, ma sempre ripiegando su qualche altra cosa; una festa che viene osteggiata come tutto quello a cui tengo, e che, di conseguenza, devo difendere, perché se un giorno cessasse di esistere Halloween significherebbe che nel mondo non c’è più posto per quelle cose, e quindi per me.

L’opinione media riguardo a questa festa è che sia un evento consumistico che ha valenza solo per i bambini, deriva dal loro apprezzamento per le cose banali e dalla tendenza tutta americana a farne festività, e fa vendere molte zucche.
L’opinione del cristiano medio, del bigotto, è che sia un astuto stratagemma del diavolo e delle potenze del male di attrarre seguaci per le sue nefande attività, corrompendo le anime dei bambini che “lo adorano inconsapevolmente”. Poi come facciano i bambini ad adorarlo inconsapevolmente non lo so, ma sicuramente lui me lo saprà spiegare.

Ora, in quanto medie -e se non si è capito, “medio” lo sto usando in senso dispregiativo- queste categorie umane non sanno, non approfondiscono, molte cose.
Un qualunque libro o sito aggiornato vi può parlare dettagliatamente del Samhain, la festa celtica da cui deriva Halloween. In breve, Samhain era il capodanno celtico, rappresentava l’inizio dell’inverno, il geihmredh, una delle due parti in cui i Celti dividevano l’anno. In tale occasione il confine fra il mondo dei vivi e quello dei morti diveniva più sottile, e permetteva alle anime, per una notte, di tornare a camminare sulla terra, come anche ai vivi di accedere all’aldilà. Questa cultura era fortemente legata al concetto di ciclicità, del tempo, delle stagioni, e questo era uno dei punti più importanti di questo ciclo. Purtroppo, conosco questa cultura meno bene rispetto ad altre e non posso dire altro. Ma sono in grado di riconoscere il potere contenuto in questa idea, il misticismo, la spiritualità. Onestamente, penso spesso che tutte le storie che l’umanità ha elaborato nel corso dei millenni, sul mondo e sui suoi segreti più intimi, non debbano essere viste come escludenti fra di loro, ma che si rifacciano ad un’unica base, vera, che noi non conosceremo mai e che vale comunque la pena indagare. Ma sto divagando.
Cosa voglio dire, voglio dire che questo giorno ha quantomeno una grande valenza antropologica, ed è legato anche alle festività cristiane dei Santi e dei morti, poiché un po’ tutte le festività occidentali derivano dall’incontro di più tradizioni diverse, praticate da uomini che erano tutti quanti, indipendentemente dalla religione, uomini.
Il passaggio da Samhain ad Halloween (“All Hallows’ Eve”, in inglese arcaico “Vigilia di Ognissanti”)  è avvenuto attraverso i secoli e grazie alle migrazioni dei popoli nel mondo. Oltre che alla festa celtica, Halloween deve la sua forma odierna al racconto popolare, anch’esso proveniente dall’Europa settentrionale, di Jack’O Lantern, un briccone rifiutato sia dal Paradiso che dall’Inferno e costretto a viaggiare con una lanterna accesa con il fuoco infernale per farsi luce attraverso le tenebre. Questa lanterna in origine era stato ricavata da una rapa, e venne sostituita dalla zucca a causa di una carestia che rese queste più comuni.
Si è giunti così al 31 ottobre, quando ci si traveste da creature della notte (morti viventi, vampiri, streghe, diavoli), si intagliano le zucche per inserirvi una luce (in riferimento a Jack’O Lantern) e si insiste sul lato oscuro della realtà, sul sovrannaturale, sulla morte.

Ora, suonerà scontato, scritto da uno che ha intitolato il proprio blog “L’Anima del Mostro”, ma lo devo scrivere: l’oscurità non esiste? La paura non è parte integrante dell’essere umano? La morte non ci lega tutti quanti, accomunandoci nel medesimo destino che ci tocca indipendentemente da come viviamo?
Perché si ha paura di parlare della paura? Gli antichi raccontarono storie di fantasmi fin dalla notte dei tempi, le raccontarono per comunicare, per esprimere la loro visione, quello che sentivano.
Fingere che ci siano soltanto la luce e il bene significa ignorare l’altra faccia della medaglia, ma non perché la ignoriamo essa smette di esistere. Il fatto che, durante una conversazione, appena uno inizi a parlare di morte gli astanti esclamino “No, per favore, non parliamo di queste cose” non cambia il fatto che tutti loro, prima o poi, moriranno. E quanta arte è stata fatta per la morte, sia stato per paura o per il bisogno di conoscere?
Io sono felice che alla fine di ottobre arrivi Halloween, perché in questo modo almeno un giorno all’anno è dedicato a questo lato, alla parte complementare di cui non si vuole parlare. Sono felice che almeno un giorno all’anno sia dedicato all’oscurità, alla Notte che per i Greci era la madre di molte delle divinità più antiche e alla quale Novalis scrisse i suoi inni, alle tenebre dell’irrazionale dove hanno origine le paure e gli incubi, sì, ma anche tutte i pensieri positivi e tutti i sentimenti, ai fantasmi e agli spiriti dei morti, al fatto che la morte non è una fine per (quasi) nessuno, che i vivi sono collegati ai morti, e che i morti, in alcuni, o perché si trovano in Paradiso, o perché sono comunque consapevoli del mondo che continua dopo di loro, possono continuare ad amare i vivi, magari lasciando loro qualche regalino la notte tra l’1 e il 2 novembre, come nella sicilianissima tradizione dei morticini, per la quale gli antenati portano regali ai bambini, come mi raccontavano quando ero piccolo e ritrovavo, la mattina del 2, delle sorprese ai piedi del letto.

Perché questo post? Perché ogni anno sento in giro o leggo su Internet affermazioni stupide come quella che ho citato prima. La stupidità mi fa molta più paura dei fantasmi.
Questa stupidità, questa bigotteria, questa incapacità di accettare l’altro lato della realtà, sono gli stessi che vorrebbero sopprimere ogni cosa che amo: quelli per i quali la letteratura e il cinema dell’orrore mettono in contatto con le forze del male e non dovrebbero esistere; quelli per i quali il fantasy richiama la magia e quindi il male, parla di cose che non esistono e per questo sono pericolose, e che quindi non dovrebbe esistere; quelli per i quali i fumetti e i videogiochi contengono violenza e cose che non esistono e quindi non dovrebbero esistere; quelli per i quali il Metal e lo stesso Rock sono strumenti del diavolo che attirano le anime umane all’Inferno, per i quali vestirsi di nero significa essere portatori del male, per i quali le mie parole sono il male, per i quali io, che vivo per tutte queste cose, sono il male.
Difenderò Halloween perché credo in ciò che rappresenta, perché la sua natura è la mia natura, perché senza di essa il mondo non avrebbe per me attrattiva, nulla che mi rendesse un individuo rispetto a un mare di organismi che, senza individualità, sarebbero tutti uguali.
Vorrei che quante più persone festeggiassero questo giorno speciale, questo lascito di un’epoca in cui gli esseri umani sentivano in modo più intenso di essere parte di quella natura che hanno tradito e vessato, tanto da sentirsi superiori ad essa. Vorrei che tutti ricordassero questa frase di Stephen King, che è quella che meglio esprime come vedo questo giorno:

«È il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall’oscurità di ciò che non conosciamo. Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere solo un certo percorso, una piccola occhiata verso quell’oscurità.»

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