Ho sempre in testa la parola Margygr. Ha un suono così nordico, possente e… marino.

L’ho scoperto perché è il nome di un titano del Monsterverse, il franchise americano che incorpora Godzilla e King Kong. Margygr è menzionato nella novellizzazione del film Godzilla King of the Monsters, e i suoi resti sono presenti in una delle basi dell’agenzia che monitora i mostri, Monarch. La concept art in alto la raffigura: era previsto di inserire la creatura nel film, ma l’elemento è stato abbandonato durante la produzione. Un titano marino, con narici arretrate, pelle a squame e segni di bruciatura. Probabilmente lasciati da Godzilla.
I titani del Monsterverse prendono i loro nomi dalle creature delle mitologie reali. Margygr, come dicevo, è chiaramente norreno. E la prima parte del suo nome significa proprio “mare”.
“Gygr” è dove le cose si fanno interessanti. L’indeuropeista Julius Pokorny propose la radice *gʰeugʰ-, *gʰūgʰ- (“nascondere”). L’occorrenza nei testi, però, non lascia dubbi sul fatto che gygr, anzi gýgr, indica qualcosa di mostruoso, e si può tradurre come “gigantessa”, o come “femmina di troll”. La Margygr, pertanto, è una gigantessa marina.

Nelle Leggende Islandesi raccolte da Jón Árnason nel 1866 si dice che somigli a una donna dai capelli biondi e il corpo di pesce dalla vita in giù. Ma ha un aspetto molto diverso nei testi medievali, che sembrano combinare il mito della sirena classico con le fattezze mostruose dei troll.
Nella Saga di Sant’Olaf, contenuta in un importante manoscritto chiamato Flateyjarbók (XIV secolo), compare una margygr che addormenta i marinai con il suo canto per farli annegare, ma è anche capace di provocare la follia con urla assordanti. Ha la testa di un cavallo con una bocca enorme, zampe equine terminanti in mani, e una coda di serpente al posto delle gambe. La sua pelle è grigia e simile a quella di una foca.

Connesso a Margygr c’è anche un altro nome, Hafgygr. Haf è l’equivalente norreno dell’inglese moderno half, e pertanto stiamo parlando di una “mezza gigantessa”, orchessa, troll, o quel che sia. Nonostante il nome si soffermi solo su questo tratto, anche l’Hafgygr è immaginata come un mostro marino, cosa che induce a chiedersi se haf significhi che metà del corpo di questo essere è diversa dall’altra metà. Le notizie su Margygr e Hafgygr inducono a considerare i due termini sinonimici. Inoltre, nell’interpretarle, molti sono indotti a paragonarle a un terzo mostro, la madre di Grendel in Beowulf, che conosciamo meglio grazie al poema. Ho avuto la stessa impressione, nonostante l’incontro con quest’ultima orchessa si svolga in una palude anziché nel mare. Gli attributi di quel luogo, la sua vaghezza geografica, e la presenza di sea-dracan, draghi marini, mi porta a non escludere che ci fossero delle reminiscenze di storie ambientate in mare dietro il suo inserimento nel poema.
Bibliografia
Árnason, Jón (1866). Icelandic Legends. Vol. 2. Translated by George E. J. Powell; Eiríkr Magnússon. London: Longman, Green, and Co, pp. lvi–lvii.
Jakobsen, Jakob (1891). “havfrú, havfrúgv”. Færøsk anthologi: Ordsamling og register udarbejdede af. Vol. 2. S.L. Møllers bogtrykkeri, p. 109.
Pokorny, Julius (1959), Indogermanisches etymologisches Wörterbuch. Vol. 2. Bern, München: Francke Verlag, p. 450.
Rose, Carol. (2000). Giants, Monsters, and Dragons: An Encyclopedia of Folklore, Legend, and Myth. New York: W.W. Norton & Company, Inc.
Þorvarðardóttir, Ólína (1987). “Sæbúar, vatnaverur og dísir”. Íslenskar þjóðsögur: álfar og tröll. Bóka- og blaðaútgáfan, p. 17.
