Preghiera della notte #4 – Preghiera alla notte

Notte, prima che ogni altra cosa fosse, non essendo. Notte, ascolta questa preghiera.

Cala su questo deserto, che il sole discenda, che illumini altri mondi, altri deserti, più tormentati, meno, ma intanto cala, notte, sul mio deserto.
Ricopri le acque, e le valli, sommergi le montagne, e poi riversati nei burroni. Scendi sul villaggio, e sulla piccola capanna solitaria, scendi sulla città, sulle sue luci arroganti, spilli lanciati contro un gigante. Scendi sul mare, sul suo silenzio e sulla sua voce.
Il tuo velo stendi, stendilo sulle forme, falle tutte uguali, copri le mancanze, riempile di vuoto.
Colma il mondo e trasformalo, dagli il tuo colore, adagiati sulle sue altezze, distenditi nelle sue profondità, e quando sarai scesa, fermati ad ascoltare questa preghiera.
Notte, abbi misericordia di questa follia.
Perdona il fratricidio, perdona l’ignoranza, perdona l’arroganza, e perdona l’ipocrisia.
Non strappare il coltello dalla mano dell’omicida, del figlio della carneficina, ma strappagli le palpebre. perché veda, metti a nudo il suo cuore perché comprenda, e non ignori, e non uccida, perché ogni uccisione è l’ignoranza del pezzo di mondo che si distrugge. E se ignora, strappa la sua anima, portala con te, perché veda tutto: le ombre, la polvere, e nella vasta piana grigia, solitaria, ricordi per sempre ciò che aveva dimenticato.
Non tappare la bocca del menzognero, ma le orecchie di colui che gli crederebbe, perché la menzogna non uccida in lui la verità, e lascia la falsità dentro il suo artefice, perché si stanchi della menzogna, o perché creda in essa fino a farne la sua verità.
Se non asciugherai le mie lacrime, raccoglile almeno. Se non puoi bagnare l’arido, almeno stagli accanto. Se non puoi curare le mie ferite, tienimi almeno la mano.
Ascolta la preghiera del muto, perché riconosca la sua voce.
Canta all’orecchio del sordo, perché ricordi la tua.
Mostra il tuo volto al cieco, perché veda, perché creda.
Corri di fianco allo storpio, perché ti superi.
Se non puoi resuscitare i morti, almeno facceli vedere. Perché il passato è morte, il futuro è altra morte, solo il presente è vita, luce in un mare di pece. O notte, questa luce non andrà da nessuna parte senza la guida di altre luci, senza nemmeno la fiamma fantasma del ricordo remoto della notte dei tempi, le stelle nell’eterna corsa immobile. O notte, intona le note, e se non vuoi, le intonino loro, la Lira e il Cigno, Perseo ed Orione: canta le storie, canta di un giorno, canta quel giorno che non è mai stato, quel giorno in cui bello era il mondo e sereno, perché, anche se non è mai stato, non c’è uomo che non l’abbia sognato. Canta tu, e cantino le stelle con te, di quello che non ricordiamo, che ci apparteneva ed è stato nascosto, divorato dalla morte, perché senza quelle storie non andremo da nessuna parte.

Ma chi è morto, o notte, alla fine della lotta, libero dalle menzogne, veramente benedetto nel tuo nome, non ti pregherà più. E ti prego io, o notte, per le anime che ritornano a te, dopo aver vagato tra le luci e tra le ombre. Accoglile nel tuo manto, allattale nel tuo grembo, mostra loro la verità.
E tutto il dolore, e la pena, e la fede non ripagata, ripagali, o notte. Per ogni misura di dolore, una di gioia, e per ogni pena, un sollievo, e per ogni misura di quella fede, ed ogni libbra di disperazione, un sogno avverato, un miracolo nuovo. Sulle tue ali, o notte, porta queste anime oltre il declinare dell’orizzonte, oltre l’origine della luce, e la fine delle tenebre, portale dove le voci non si sovrastano, e tutti i sogni, sognati da chiunque abbia sognato, non entrano mai in contrasto.
E accanto a quelle anime, o notte, le illusioni, le perdite, i desideri e le speranze, e tutti i futuri in cui abbiamo creduto e che non avremo, porta anche loro, o notte, perché un piccolo spiazzo, una pietra ed un nome, restino anche a loro.

E ora che sei calata ed hai ascoltato la mia preghiera, riparti, o notte.
Sorgi dal mare e dai burroni, ridestati dalla sommità delle montagne, dai tetti delle città e dalla buia cantina della capanna solitaria. Raccogli il tuo velo, riprendi il tuo vuoto, e vai a coprire gli altri deserti. Perché per i vivi, che pregano ancora, non è ancora il tempo. Per le speranze che non seppelliremo, e i desideri, e la fede e quello che ci resta, e i futuri che ancora ci appartengono, noi non ce ne andremo e continueremo a pregare.
Se ci parli del passato, avremo una guida. Se ascoltiamo la voce dei morti, percorreremo le loro piste verso l’assoluto. Se crediamo nella verità, troveremo la verità.
Porta con te, o notte, le vittime dell’ultimo giorno, e se non ci salverai dal prossimo, torna per raccogliere le sue vittime quando sarà finito. Portali oltre il ciclo, oltre la nascita e la morte, oltre la creazione e la distruzione, per ritrovarli quando sarà arrivata anche la nostra ora.

La notte ode la preghiera.
Non risponderà, gli dèi non lo fanno, si spiegano a modo loro.
Con il tendersi del suo velo, e il sollevarsi delle sue membra, lentamente si diparte dal suo letto e si protende verso il cielo ed il suo viaggio.
Ormai è finita, incombe la luce dell’alba. Il giorno porterà i suoi beni, ed i suoi mali.
E il grande serpente, con le anime dei morti tra le piume, vola sulla miseria delle cose, se ne va, portandole in un altro mondo.

Una risposta a "Preghiera della notte #4 – Preghiera alla notte"

Rispondi a Solsido Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...