Civil War


Premessa: l’ultima parte del post contiene SPOILER. È presente un avvertimento prima dell’inizio di questa parte, la prima, invece, può essere letta senza preoccupazioni.

Mi pare doveroso un saluto. È passato quasi un mese dall’ultimo post, e benché la scrittura di un post dedicato a Civil War fosse in programma per la settimana successiva, non sono riuscito a concluderlo in tempo vista la delicatezza dell’argomento, e nel frattempo ho dovuto lasciarlo per via di altri impegni.
Per Civil War, il film di supereroi più atteso dell’anno insieme a “Batman v Superman” (anche se attendo un po’ di più il film su Dottor Strange), mi sono procurato il fumetto mesi fa, leggendo la storia prima di guardare il suo adattamento, e poiché la considerevole maggioranza degli spettatori del film non la conosce, impiegherò un paio di righe per parlarne.

Civil War è uno dei più importanti megacrossover di casa Marvel -e certamente il più famoso- scritto da Mark Millar e disegnato da Steve McNiven, che esce nel 2007 parallelamente al dibattito che ha luogo in America sul controllo esercitato dallo stato nei confronti dei privati e sulla regolamentazione dell’iniziativa personale.
A dare il via agli eventi è un incidente provocato dal supercriminale Nitro, che genera un’esplosione nucleare durante un combattimento con il gruppo di supereroi amatoriali New Warriors -i quali hanno ingaggiato un combattimento con lui e altri criminali dotati di superpoteri per dare visibilità al loro reality show a tema supereroi: nel corso degli anni, insieme alla nostra civiltà e alla nostra concezione della realtà circorstante, si è evoluta anche Marvel Comics, dedicando storie alla problematizzazione del tema dei supereroi e immaginando il loro impatto sul mondo moderno in maniera più realistica e disincantata rispetto alle storie della Golden Age e degli anni 70. Ma torniamo alla storia; l’incidente spazza via un intero quartiere, che comprende anche una scuola piena di bambini, scatenando un putiferio. Tra media che riportano di attacchi dei civili ai supereroi (come quello di Johnny Storm, aka la Torcia Umana, aggredito davanti a una discoteca) e cortei di genitori che insistono sui cattivi modelli che questi “vigilanti” danno ai loro figli agendo al di fuori della legge, lo S.H.I.E.L.D. emana l’Atto di Registrazione per i Superumani, che obbliga tutti  i supereroi a registrarsi come agenti al servizio degli Stati Uniti se vogliono continuare ad operare, seguendo però delle direttive e rispondendo delle loro azioni.

È molto importante soffermarsi non solo sulla trama, ma anche sui dettagli, sui dialoghi marginali: molti personaggi parlano del loro come di un “lavoro”, alcuni vedono la registrazione come “un’esperienza più stimolante”, l’idea di una carriera che raggiunge un livello più alto.
L’altra faccia della medaglia è che i supereroi che non si registrano diventano dei clandestini, dei criminali a tutti gli effetti; e nel momento in cui lo S.H.I.E.L.D. ordina a Capitan America di arrestare quelli che non hanno aderito, Cap non ci sta, fugge e si dà anche lui alla clandestinità. Divenuto subito il punto di riferimento dei ribelli, continua ad operare insieme a loro nella lotta al crimine, operando in incognito per evitare i rapporti con gli eroi al servizio del governo, ma quando il gruppo viene adescato dalla fazione avversaria in una trappola, i ribelli scelgono di combattere, dando inizio alla guerra tra supereroi. Una guerra che andrà estendendosi, che coinvolgerà centinaia di personaggi, con cambi di fazione, tradimenti e anche qualche vittima.
 Per chi me lo volesse chiedere, io sto con Capitan America (per quanto non l’abbia mai seguito individualmente), perché credo che la libertà sia il bene più grande e mi inorridiscono qualsiasi tipo di asservimento e qualunque sistema o associazione, o semplicemente altra persona, che rivendichino un diritto sulla dote e sul talento che appartengono al singolo. Ultimamente mi riecheggiano in testa anche le parole del cavaliere oscuro a Superman («Ci hai svenduti, Clark. Gli hai dato il potere che doveva essere nostro.»), di cui condivido la posizione.

Trasporre cinematograficamente uno dei più grandi crossover della storia della Marvel significa in primo luogo ridimensionarlo. Trasporlo come parte di una continuity cinematografica in cui due terzi dei personaggi non sono mai apparsi (o i cui diritti sono in mano ad altre case), significa ridimensionarlo molto. Da questo punto di vista, troverei più avvincente un film su Civil War girato fra due o tre anni, nei quali siano stati mostrati altri personaggi, in modo da arricchire le formazioni e magari fornire un background più ricco all’Uomo Ragno e aggiungere i Fantastici 4, elementi chiave nell’economia della storia che in questo film, mentre i secondi mancano, il primo fa la sua prima comparsa e non può esercitare il ruolo di spicco che ha nella storia, di cui è celebre la tavola in cui il ragnetto si toglie la maschera davanti alle telecamere, mandando un forte segnale ai supereroi avversi alla registrazione. Aggiungerei che mi urta anche il fatto che, per inserirlo nel film, il suo background sia stato, sia pure parzialmente, alterato, con Tony Stark che scopre subito la sua identità e gli dona il suo costume tradizionale.
Premessi questi dati, il film mi è piaciuto.
Il rischio più grande nell’adattare questa storia era quello di privarla della sua dimensione ideologica, perché Civil War ruota intorno a un tema importante, il concetto di potere e del suo esercizio, che uno dei due schieramenti intende come vincolato all’autorità, l’altro come libero. L’inserimento della vicenda del Soldato d’Inverno, e di Steve che contrasta la legge per proteggerlo, temevo rischiasse di eliminare questo elemento, che invece è presente ed occupa la riflessione dei personaggi, rendendo questo un film maturo e profondo.

Per parlare meglio del film, dovrò avvalermi di alcuni SPOILER. Mi serviranno anche spoiler sul finale del fumetto, per chi abbia in programma di leggerlo o ci stia pensando.
Chi volesse evitarli, può interrompere qui la lettura.

Le premesse da cui deriva lo scontro nel film sono diverse, anche per non dover replicare l’incidente del fumetto (sostituito da uno causato accidentalmente da Wanda Maximoff che…beh, nel fumetto muoiono seicento persone… nel film esplode mezzo piano di un grattacielo… ma l’opinione pubblica si scuote per molto meno, quindi è ok); l’atto di registrazione, per quanto limitato ai soli Vendicatori conosciuti fino a quel punto (quello fumettistico vale per tutti), esiste comunque e divide la squadra, i cui membri, comparsi ormai in diversi film, sono tutti personaggi con una propria identità, che prendono scelte che, anche se diverse da quelle della storia originale, sono coerenti con gli eroi di questo universo. Basti l’esempio di Pantera Nera, che resta neutrale per la maggior parte del tempo e si schiera con i ribelli nel finale, mentre nel film, in quanto motivato dalla vendetta verso il Soldato d’Inverno, si unisce ad Iron Man per ottenerla.
Proprio il Soldato è il punto chiave del film, perché ruota praticamente tutto intorno a lui: è per salvarlo dalla cattura che Cap si ribella e agisce in incognito con il suo gruppo di clandestini contro lo S.H.I.E.L.D., è lui l’obiettivo del piano di Zemo, l’elemento attraverso il quale dividere gli Avengers e arrivare allo scontro conclusivo fra Iron Man e il Capitano.


Se c’è qualcosa che caratterizza Civil War, è il fatto che si tratta di un avvenimento che riguarda “i buoni”. Non ci sono “cattivi”, villain, ci sono buoni contro buoni, chi sia l’antagonista dipende dal punto di vista del lettore. Volendo, nel fumetto compaiono i Thunderbolts, una squadra di criminali assoldata dal governo fra i quali militano Venom e Bullseye (giusto per citare i più famosi) ma agiscono comunque nell’ambito di una delle due formazioni. Non c’è, insomma, un grande cattivo contro cui far combattere i buoni. Per questo motivo ho mal digerito l’inserimento di Zemo, perché ha intaccato la dimensione “intima” della guerra tra gli eroi, aggiungendo un fattore causale, un agente della discordia, che ha sottratto spazio allo scontro ideologico che è la radice della storia e il motivo per cui essa mi piace…eccezion fatta per il finale.
La Civil War fumettistica viene vinta da una fazione. L’altra perde. I ribelli sono in vantaggio e hanno ormai ragione sugli eroi dello S.H.I.E.L.D., finché Capitan America non si rende conto dei danni che tutto quello che è successo ha provocato alla città e ai civili, di come in quel momento non stiano proteggendo nessuno, ma solo causando altro male, e si arrende spontaneamente. A quel punto i piani di Tony vengono applicati, supereroi regolamentati e tutte queste porcherie, la mia fazione ha perso e me ne sono fatto una ragione.

Nel film accade il contrario, non solo perché Capitan America sconfigge Iron Man nell’ultimo combattimento, ma perché prima di ciò Tony si pente della sua scelta, difende la sua posizione molto debolmente davanti a Occhio di Falco e gli altri e sceglie di aiutare Steve (oltre a manifestare a sua volta scarso rispetto nei confronti dell’autorità), sì che, quando avviene la battaglia, è soltanto per vendicare i propri genitori che ha scoperto essere stati uccisi da Bucky: il conflitto ideologico è stato risolto a favore del Capitano.
Mi ha lasciato perplesso questa aggiunta, la battaglia fra Tony e Bucky con Steve che combatte per difendere il secondo, e sicuramente il tema qui è un altro, la solidarietà verso i propri cari anche quando hanno commesso qualcosa di davvero grave, il difenderli dalle conseguenze perché si vuol dar loro un’altra possibilità. Eppure riconosco che si tratti di una conseguenza di quella libertà individuale e di quella insofferenza al vincolo della legge. Alla fine, la vittoria di Steve in questo senso è totale. E lo scudo, simbolo del patriottismo, dello spirito americano che significa concorrere alla grandezza dello stato, viene gettato perché lui ha dato la precedenza ad una persona sola.
Una profonda alterazione della storia, dunque, meno autoconclusiva perché lascia molte parentesi aperte che probabilmente si chiuderanno in “Infinity Wars”, fatta di scelte che a tratti non condivido, ma che concorrono a creare un film che problematizza i supereroi, ispirato a una storia che li ha cambiati per sempre, e che invito tutti a leggere.

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