Star Wars: la Forza è potente e imprevedibile

In questo periodo un avvenimento di estrema attualità sta turbando le nostre abitudini, alterando la nostra realtà, sconvolgendo il nostro secolo; e benché non mi piaccia trattare di attualità in questa sede, oggi non posso esimermi dal farlo: devo parlare di Star Wars.

Il fenomeno mediatico che sta accompagnando l’uscita di Star Wars episodio VII: Il risveglio della forza, di J.J. Abrams, sta causando stupore in tutti, me compreso, fino a risultare stressante, soprattutto per quei piccoli Jar Jar cui il film non interessa. Eppure, se consideriamo da quanti fenomeni e mode antipatici e inutili siamo assaltati nel corso dell’anno sul web o in pubblicità, trovo giusto che, per una volta, si parli di una cosa bella.
Star Wars è bello perché ha segnato un’intera generazione, quella dei giovani degli anni 70 e 80, catapultati in una galassia così lontana lontana che nessuno l’avrebbe immaginata prima di vederla nella prima, leggendaria trilogia di George Lucas, considerata quasi unanimente la migliore, fra le due uscite finora. Per molti Star Wars è più che sei film (ora sette e fra qualche anno dodici) e svariate decine di fumetti, videogiochi e romanzi: è una storia serbata nella parte più intima del cuore, legata a sentimenti intensissimi, in grado di parlare a tutti noi perché, come i grandi classici, anche se ambientata in luoghi e tempi molto lontani, parla all’umanità che vive in ciascuno di noi.
È riduttivo parlare di una generazione sola: dal 77 in poi, la trilogia originale è stata tramandata, i grandi l’hanno fatta vedere ai giovani, i genitori ai figli, e nel frattempo, fra il 1999 e il 2005, è uscita la nuova trilogia, che ha conquistato altri cuori adoranti, diviso gli appassionati per l’enorme quantità di nuove informazioni e discrepanze rispetto alla trilogia precedente, e ingrandito il mito, perché in una grande galassia teatro di così tanti avvenimenti non può non nascere una ricca e affascinante mitologia.

La trilogia degli anni Duemila è anche quella con cui, per motivi anagrafici, sono stato introdotto alla storia e alla galassia lontana lontana. Il mio impatto è stato diverso da quello di chi ha visto i film in ordine di uscita, ma allo stesso tempo mi ha permesso di provare emozioni possibili solo in questo modo.

La galassia lontana lontana è piena di pianeti ricchi di vita, popolazioni di varie razze nate dalla fantasia degli autori, per la maggior parte riunite nella Repubblica cui, alla fine del terzo episodio, subentra l’Impero, che domina con la sua ombra sinistra tutta la vecchia trilogia. Questa galassia ha una storia, un sistema di ripartizione del tempo, dei linguaggi, delle tradizioni, in maniera simile a quanto fatto da Tolkien con la Terra di Mezzo ma ad opera di molte più persone, anche attraverso quei libri e quei fumetti che costituiscono ciò che viene detto “Universo espanso”, che non è considerato canonico rispetto alla continuity dei film, ma che è in ogni caso una grande creazione dell’immaginario umano, un prodotto di quella facoltà di creare mondi e dare loro una coerenza interna, che per Tolkien è il punto più alto della creazione artistica.

Orbene, questa galassia ricca di pianeti e razze aliene mi colpisce solo fino a un certo punto, nella misura in cui è un’ambientazione fortemente tecnologizzata e futuristica. E per quanto ammiri in partenza qualunque creazione dell’immaginario, ancor più se molto ricca e molto complessa, la fantascienza non si concilia né con l’estetica né con la poetica che ricerco in un’opera d’arte, a meno di legarsi a un tema che lo faccia -è il caso di Alien, Warhammer 40.000, Doom e altre eccezioni.
Ma Star Wars ha per me un fascino unico, e la causa di ciò è che vi si trovano temi che vanno oltre la fantascienza e le speculazioni tecnologiche; vi è una dimensione spirituale e metafisica, la quale costituisce la vera anima della saga, ed è la Forza di cui tutti parlano per ora.

«La Forza è quella che dà ai Jedi la possanza. È un campo energetico creato da tutte le cose viventi. Ci circonda, ci penetra, mantiene unita la galassia.»

È così che Obi Wan Kenobi, nel primo film della saga (l’episodio IV) definisce la Forza. La nuova trilogia suggerì un’interpretazione biologica, parlando di microscopiche forme di vita chiamate midi-chlorian all’interno delle cellule degli esseri viventi, responsabili dell’uso della Forza. Ma quasi nessuno ha mai apprezzato questa idea: la Forza è solamente la Forza, e permea la realtà rendendola unica e interamente partecipe di se stessa in ogni sua parte, che è parte del tutto. Vi è una mole di rimandi a filosofie orientali, ascetismo, e anche tradizioni occidentali come lo stesso cristianesimo o il druidismo, e onestamente conosco poco o affatto alcuni di questi. Quello che è certo è che la Forza è un pensiero filosoficamente ricchissimo e, indipendetemente dal riguardare un mondo nato dalla fantasia dell’uomo, assolutamente valido.

«Per oltre mille generazioni i Cavalieri Jedi sono stati i guardiani di pace e giustizia della Vecchia Repubblica.”

I Cavalieri Jedi, coloro che sono in grado di utilizzare la Forza, sono la parte di questa saga che mi piace di più. Il loro è un ordine militare e monastico, i cui appartenenti sono i guerrieri migliori della galassia, ma anche i più eminenti pensatori e filosofi, poiché il loro allenamento è finalizzato alla conoscenza della Forza, conoscenza che permette dei benefici, come le loro abilità staordinarie, ma che è innanzitutto fine a se stessa.
Nella vecchia trilogia l’ordine è stato annientato, ma la nuova ce l’ha mostrato ai tempi della Repubblica, quando era numeroso, all’apice del suo potere, e già avviato verso la decadenza, come ogni cosa che abbia raggiunto la vetta: la nuova trilogia insiste molto sugli sviluppi politici della storia, focalizzando il passaggio dalla Repubblica all’Impero, e la fine dell’ordine Jedi. Soprattutto, la nuova trilogia inserisce un elemento che completa l’ambientazione, e la rende ancora più affascinante per molti: l’ordine dei Sith, contrapposto a quello dei Jedi.
Sarebbe semplicistico parlare di bene e di male, anche se lo scontro fra questi due è comunemente considerato il tema portante di Star Wars; mentre i Jedi studiano e praticano il Lato Chiaro della Forza, i Sith ricorrono al Lato Oscuro con cui la loro controparte non vuole avere a che fare. Ora, la Forza è una, un monismo assoluto, che permette di alterare la realtà come di distruggerla, di curare una ferita o di infliggerla, ma a consentire una qualunque di queste azioni è sempre la stessa Forza. Jedi e Sith sono innanzitutto due ideologie, esplicate dai rispettivi codici:

«Non c’è emozione; c’è pace.
Non c’è ignoranza; c’è conoscenza.
Non c’è inquietudine; c’è serenità.
Non c’è morte; c’è la Forza.»
(Codice Jedi)
«La pace è una menzogna, vi è solo passione.
Attraverso la passione, acquisto forza.
Attraverso la forza, guadagno potere.
Attraverso il potere, guadagno vittoria.
Attraverso la vittoria, spezzo le mie catene.
La Forza mi libererà.»
(Codice Sith)
“Sempre due ce ne sono, né più, né meno. Un maestro e un apprendista.” Questi sono il maestro e i tre apprendisti che si sono susseguiti nei film.
I Sith puntano all’individualismo, alla realizzazione di se e dei propri desideri, ad assecondare le proprie passioni laddove i Jedi imparano a dominarle in favore di una rinuncia all’inquietudine e al desiderio personale che causa dolore, per vivere in armonia con se stessi e con l’universo (in maniera simile al buddhismo), un tutt’uno con la Forza che i Sith vedono come uno strumento per compiere la loro volontà, mentre per i Jedi è il fine. E mi preme argomentare questo, poiché personalmente trovo difficile schierarmi con l’una o con l’altra ideologia. Farlo non è solo uno scrupolo da nerd, ma una prova per pervenire alla conoscenza di se stessi, e pervenire alla conoscenza è uno degli obiettivi di questo blog. Questa volontà di conoscenza, la pratica dell’introversione, e la consapevolezza che la mia libertà non deve limitare quella degli altri mi porterebbero a condividere il pensiero dei Jedi; ma rinunciare alle emozioni, alle passioni e alle stesse inquietudini distrugge la parte più preziosa della mia umanità, poiché proprio le inquietudini sono il motore delle mie azioni e della mia spinta a migliorare me stesso e gli altri. Eppure la libertà dei Sith è una libertà pericolosa, non perché svincolata da qualunque controllo, ma perché mira unicamente al potere e alla soddisfazione personale, ignorando gli altri a costo di distruggerli; inoltre, la ricerca del potere rischia di consumare l’uomo che la operi, perché non si sazierà mai e lo porterà a distruggere se stesso alla fine di essa, come accade ai Sith dei film.
A conti fatti, entrambe le posizioni sono estreme, rischiose, e incomplete: Star Wars, nell’indurre queste riflessioni, porta alla conclusione che gli opposti sono necessari a mantenere un equilibrio, e senza uno dei due si degenera. Come ci insegna la storia del film, era necessaria la fine dell’ordine dei Jedi, il passaggio di Anakin al lato oscuro, la fine della stessa Repubblica, perché si realizzassero le condizioni affinché Luke Skywalker potesse permettere la distruzione dei Sith, operata attraverso lo stesso Anakin, che secondo un’antica profezia avrebbe dovuto “riportare l’equilibrio nella Forza” e che ci riesce in modo assolutamente inatteso. Un po’ come la sconfitta di Sauron, compiuta grazie a Gollum. Sembrerà una battuta, ma non lo è, entrambe le storie dimostrano come il male finisca per ritorsi contro se stesso, risolvendosi, infine, nell’operare il bene. Un messaggio contenuto nei testi sacri, la chiave di lettura dell’opera di Tolkien,

la lezione finale di Star Wars. Sei film sono valsi la pena, per questa lezione. Chissà cosa ci insegnerà questa nuova trilogia, che prende atto dopo che tutto è già accaduto, ora che sappiamo cosa ha determinato cosa. Io non vedo l’ora di scoprirlo, e a tutti coloro per i quali vale lo stesso, che la Forza sia con voi.

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