Digimon: la prima grande storia che abbia conosciuto- parte II

Torniamo a parlare dei Digimon, la prima grande storia che mi ha segnato.
Ho già accennato al fatto che i Digimon mi piacquero fin da subito a causa del loro aspetto: esso poteva essere mostruoso, maestoso, inquietante, leggiadro o evocativo, una varietà che rispecchiava tantissime forme e gusti diversi, e questo non pregiudicava il loro schieramento dalla parte del bene o del male. Qui c’è qualcosa che sta alla base dei miei gusti e interessi, il fatto che mi piacciano così tanto i mostri e il loro aspetto, che sia abituato a vederli perdere davanti al kalòs kai agathòs, l’eroe buono e il cui aspetto non genera spaesamento, senza artigli e senza squame; ma che preferisca di gran lunga un’altra situazione, quella in cui l’azione eroica, quella che riempie di pathos e di emozione, viene compiuta da un mostro, perché indipendentemente da quello che pensino gli altri lui non è schierato automaticamente da una parte piuttosto che da un’altra: ha la sua autonomia e la possibilità di scegliere cosa fare.

Paildramon vs Triceramon.

Non è limitato da quello che è per gli altri, e ti porta a domandarti cosa sia in realtà. Le lotte corpo a corpo fra Digimon simili a draghi e demoni, o scontri a mezz’aria fra guerrieri con armature asimettriche, tutte queste cose mi riempivano di quell’emozione e di quel senso di ammirazione in maniera diversa dai canoci scontri fra il cavaliere buono e quello cattivo, e mi riempiono ancora quando le rivedo.

A questo, poi, si ricollega un altro tema: nei Digimon il bene e il male non sono fissi e non sono banali. Quasi tutti gli antagonisti hanno dietro di sé chiare motivazioni e una personalità ben definita che corrisponde alle azioni che compiono, e con alcuni si riesce a simpatizzare. Non solo, ma nelle varie serie si assiste alle storie eroiche di personaggi partiti come emissari del male, distruttori o perseguitori del proprio fine egoistico, che a un certo punto cambiano, scelgono gli altri e la vita, e nella maggior parte dei casi mettono a repentaglio la propria. Alcuni la perdono, e quei momenti mi hanno segnato più degli altri.
Un caso su cui voglio soffermarmi è quello di BlackWarGreymon, forse il mio personaggio preferito in Digimon Adventure 02: un Digimon creato artificialmente da un altro Digimon malvagio con lo scopo di eliminare i protagonisti, che però non riconosce l’autorità del proprio creatore e combatte per se stesso. Nel corso delle battaglie si rende conto però di non avere idea del perché lo faccia, giungendo a domandarsi il perché delle sue battaglie e della sua stessa vita: “vorrei capire perché esisto”. E per quanto al tempo questa storia mi colpisse e mi facesse riflettere, solo in seguito ne ho riconosciuto la reale portata: in un cartone animato fatto per dei bambini, un personaggio -un nemico, tra l’altro- si poneva i grandi interrogativi universali cui tuttora nemmeno noi siamo riusciti a rispondere! E lo faceva con una profondità che mi parla ancora, attraversando un percorso complesso ed eroico culminante, dopo aver accettato i consigli dei “buoni”, che gli parlavano di amicizia e di vivere la vita cercando di essere felici, con il sacrificio per una persona che nemmeno conosceva. E che pianti, quando lo vidi accadere.

Lo scrivente, mentre cercava un’immagine da postare, ha avvertito una fitta al cuore ripensando a tutti quei momenti.

I Digimon mi hanno mostrato questa e molte altre storie individuali di grande valore, insieme all’unica storia epica che le riunisce, e mi hanno lasciato tante piccole lezioni di importanti: non arrendersi, fidarsi dei propri amici anche quando si ha paura di farlo, non permettere alla propria oscurità interiore di prendere il sopravvento. Mi hanno insegnato tantissimo sui rapporti di amicizia, su quelli con la propria famiglia, sul rapporto con l’altro, col diverso, così tante cose da non poterle elencare tutte.
Una delle più straordinarie, però, è il finale di Digimon Adventure 02, dopo la sconfitta dell’ultimo avversario e l’avvento della nuova, strabiliante possibilità, di viaggiare fra il mondo reale e quello digitale liberamente: tutti i protagonisti di questa serie e della precedente vengono mostrati da adulti, con i loro Digimon e le loro nuove famiglie, tutti con altri Digimon; alcuni hanno coronato i sogni che avevano, altri hanno scelto un lavoro o si sono sposati con persone che mai avrebbero ipotizzato di scegliere. Era una prima finestra, per dei bambini, sul futuro che aspetta chi cresce e va avanti, dal punto di vista di altri bambini che ci erano arrivati.
E non dimenticherò mai quando mio padre  (che ha visto con me tutte e quattro le serie trasmesse in Italia) disse in quel momento che quella che stavo vedendo era la vita, per come va davvero. Le ultime parole della serie, poi, erano rivolte, per la prima volta direttamente a noi, al pubblico; dicevano «Ci sono luci e ombre nella vita di tutti gli esseri umani e spesso il confine tra il bene e il male è molto sottile. Avrete tanti momenti felici e tante delusioni, tuttavia, finché terrete accesa la luce nel vostro cuore e allontanerete le tenebre, avrete la forza per trasformare i sogni in realtà e per lanciarvi in qualsiasi avventura.»

Tutti i personaggi di Adventure e Adventure 02 con i Digimon, i figli e i Digimon dei figli.
Beh, tutti tranne Davis, lui arrivava sempre in ritardo.
TK da adulto invece era il narratore delle due serie.

È dopo tutto questo, e dopo altre quattro serie (la terza, Digimon Tamers, un altro capolavoro, le successive un po’ inferiori) che giunge Digimon Adventure Tri.
La notizia giunge l’anno scorso in estate, in occasione del quindicesimo anniversario dei Digimon (l’1 agosto, nella storia, è la data in cui i protagonisti della prima serie arrivano a Digiworld), e sconvolge tutti quanti. Nessuno se l’aspettava, o osava sperare una cosa del genere. La cosa più bella era che il trailer si rivolgeva esplicitamente “a tutti i digiprescelti del mondo” e diceva, citando frasi dell’anime, “questi Digimon sono cresciuti con noi, sono diventati nostri compagni” (e pensare che quella pubblicità che me li fece scoprire in quel lontano 1999 diceva anch’essa “diventeranno i vostri migliori amici”); si rivolgeva, dunque, a tutti quelli che come me avevano seguito la serie all’inizio e in quei quindici anni erano cresciuti ed erano cambiati, ma avevano lasciato un posto speciale nel proprio cuore per questo mondo e i suoi abitanti. Fu un’emozione incredibile, e l’attesa, di oltre un anno, costellata di teorie, speculazioni, speranze. Inizialmente si era parlato di una serie a episodi, poi fu chiarito che sarebbero stati sei film, ma nonostante il disappunto, quando vidi le prime immagini mi commossi come non mai.
Finalmente, ho visto questo film. È una premessa a quello che accadrà, non siamo per nulla nel vivo, ma intanto i vecchi eroi sono tornati e hanno combattuto i primi, spettacolari scontri.
La cosa più bella è proprio il loro ritorno. Nel film sono passati solo tre anni dal precedente, ma in qualche modo è come se gli autori fossero riusciti a riprodurre, non so perché mi sembri così, il lasso di tempo molto più lungo trascorso nella realtà.
Certamente mi sarebbe piaciuto poter scrivere un post incentrato su questo film, sulle mie impressioni e sulle teorie che mi sono venute in mente su questo film (basti dire che esso si apre con un racconto su un “Demiurgo” che crea il mondo, e sul caos che si diffonde in questa creazione), ma non avrebbe senso, sarebbe un post precluso a coloro che non conoscono la storia.

Ma mi auguro che, oltre alla mia strabordante passione per questo mondo, questi due post abbiano trasmesso curiosità, interesse, rispetto per qualcosa di così ricco e complesso, e per un cartone animato che contiene ben più di quello che basta ad intrattenere. Possibilmente, spero di aver dimostrato che un cartone animato, che nell’opinione media perde il suo valore una volta finita l’infanzia, ha in realtà un’importanza che va ben oltre, perché le storie belle, le emozioni umane e le lezioni di umanità, non conoscono età.
Ci sono molti modi per vedere tutte le stagioni dei Digimon, pagine Facebook, siti di streaming, posso indicarveli. E presso le stesse fonti è possibile vedere il nuovo film, che la community italiana ha prontamente sottotitolato. Così, nel continuare questo viaggio di eroismo, amicizia, paura e coraggio, cominciato sedici anni fa e ripreso dopo una lunga pausa, saremo di più.

Locandina di Digimon Adventure Tri.

Una risposta a "Digimon: la prima grande storia che abbia conosciuto- parte II"

  1. Si percepisce la tua emozione ancora palpitante nonostante siano passati tanti anni.Io ricordo quando uscirono i Digimon ma non mi esaltarono.Sono troppo pragmatica.Mi piace la tua analisi così ricca di riferimenti e rimandi.E pensare che per me erano solo cartoni animati…

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