I grindylow sono piccoli demoni che infestano le acque delle paludi nello Yorkshire e nel Lancaster. Hanno la pelle a squame, solitamente grigia ma con un alone verdastro, quasi spettrale. Le loro fattezze non sono sicure, quelli che ricorrono sempre sono i denti aguzzi, gli artigli affilati e la presenza di lunghe dita affusolate, che si attorcigliano intorno alle gambe del malcapitato di turno per poterlo annegare e mangiare.

Questi demoni sembrano affondare le loro radici nell’humus culturale del poema anglosassone Beowulf, e il loro nome richiama evidentemente quello del gigantesco e terrificante Grendel. Come evidenziato da diversi studiosi, il nome del famoso orco o troll si lega all’antica toponomastica anglosassone: negli Anglo-Saxon Charters, atti formali di registrazione di donazioni e concessioni di terre redatti tra il VII e il IX secolo, compaiono numerose paludi, pantani e stagni chiamati gryndeles sylle, “torbiera di gryndel” o grendles mere, “palude di grendel”, specialmente nelle contee del sud. L’origine del nome di Grendel è di per sé molto dibattuta, ma tra le possibilità proposte più spesso c’è grindan, “macinare”, grindel, “sbarra”, grand, “danno”, grandi, “sabbia” e la mia preferita, il proto-germanico occidentale *grīnan, “digrignare i denti”.
I grindylow compaiono nelle filastrocche e nei racconti per l’infanzia, perché di loro si parla soprattutto come spauracchi per tenere i bambini lontano dalle pozze d’acqua. Le figure tradizionali di questo tipo nelle filastrocche inglesi sono numerosissime, e i grindylow ricordano da vicino Peg Powler, Nelly Longarms e Jenny Greenteeth: sono tutte e tre streghe dell’acqua, o hag, che con le lunghe dita avvinghiano i bambini per attirarli nell’acqua, e vengono menzionate insieme nella raccolta Rustic Speech and Folk-Lore di E. M. Wright. Figure analoghe sono presenti anche in Italia, come la marroca della tradizione toscana e la borda dell’Emilia Romagna: streghe o animali viscidi che vivono nelle paludi e arraffano i malcapitati con le loro lunghe estremità.


Mentre nell’immaginario dei bambini inglesi sono ormai molto rari, i grindylow sembrano prosperare bene nella letteratura e nei giochi fantasy. La rappresentazione più celebre è sicuramente quella del mondo di Harry Potter: li avete conosciuti nella traduzione italiana con il nome di “avvincini”. Un esemplare è custodito nel laboratorio del professor Remus Lupin in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban, ma la loro apparizione più celebre, grazie anche alla versione cinematografica, è nel Calice di Fuoco, dove ostacolano i campioni nella seconda prova del Torneo Tremaghi, che si svolge nel Lago Nero di Hogwarts, habitat di una colonia di queste creature. I libri li definiscono piccoli demoni acquatici di un verde malsano con corna appuntite e lunghe dita, mentre nei film somigliano a neonati mostruosi con tentacoli al posto delle gambe. Il gioco di ruolo Pathfinder ripropone i grindylow come mostri metà goblin e metà polpi, riadattando il design dei film di Harry Potter. Infestano i mari tropicali, odiano i calamari e possono anche diventare una razza giocabile.


La variazione più interessante dei grindylow si trova nel romanzo La città delle navi (The Scar) dello scrittore weird China Miéville. Ambientato nel mondo immaginario di Bas-Lag, sfondo di altre opere dell’autore, La città delle navi racconta che i grindylow vivono in un golfo del Mar Chela Fredda chiamato Gengris, e sono un mistero per le altre razze che popolano quel mondo, molte delle quali li considerano puro mito. Sono affini, per molti versi, agli abitatori del profondo della mitologia lovecraftiana, ma la loro mente è estremamente aliena, hanno avanzate proprietà taumaturgiche e sembrano esistere almeno in parte su un loro piano dimensionale. Hanno busto e braccia umanoidi, mani artigliate, il loro corpo termina in una lunghissima coda con la quale fluttuano attraverso l’acqua e l’aria egualmente e la loro testa ha enormi occhi e bocche straripanti di denti, come delle vipere di mare antropomorfi. Sono una grande riproposizione dell’archetipo della creatura pisciforme misteriosa e aliena, che investono di inquietante alterità tutte le scene in cui vengono anche soltanto menzionati. Adorano i propri antenati e costruiscono reliquie con i loro resti, e allo stesso tempo la loro intelligenza e comprensione del cosmo in cui esistono è superiore a quella umana, ma non provano alcuna empatia verso nessuna creatura, inclusi i loro stessi simili.

Da piccole pesti in Harry Potter a temibili manifestazioni dell’altrove nei libri di Miéville, i grindilow proiettano un antico timore verso l’acqua, la profondità dei laghi e il marciume delle paludi in qualcosa di vivo e reinterpretabile, che può essere pericoloso su molti livelli. Per quante informazioni riusciamo a ricavarne, sentiamo di non poter comprendere mai del tutto la loro natura, viscida e sfuggente come qualcosa di invisibile che ci sfiori tra alghe e fanghiglia.

Bibliografia
Briggs, Katharine, An Encyclopedia of Fairies, New York: Pantheon Books, 1976.
Bulmahn, Jason et al., Pathfinder. Bestiary 2, Redmond: Paizo, 2010.
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Semple, Sarah, Perceptions of the Prehistoric in Anglo-Saxon England: Religion, Ritual, and Rulership in the Landscape, Oxford: Oxford University Press, 2013.
Revenson, Jody, Harry Potter. The Creature Vault, London: Titan Books, 2004.
Rowling, Joanne Kathleen, Harry Potter e il Calice di Fuoco, Milano: Salani, 2001.
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Wright, Elizabeth Mary, Rustic Speech and Folk-Lore, London: Humphrey Milford, 1913.
