“In quel tempo vi erano lupi mannari sulla terra…” si potrebbe dire della Prima Era della Terra di Mezzo, e invero anche delle successive. Meraviglia colpisce il lettore del Silmarillion e del Lai di Leithian nell’udire parlare diffusamente di questo mostro folklorico nel paesaggio epico del Beleriand. Ma come ogni richiamo alla tradizione leggendaria precedente, anche in questo caso Tolkien ha adattato il mostro a precise regole mitopoietiche.
Nel legendarium tolkieniano la parola inglese werewolves viene impiegata distintamente da wargs, che nella traduzione italiana è reso come ‘mannari’ e provoca alcune confusioni. Warg è una parola anglosassone che designa il criminale, ma è corradicale al norreno vargr, che aveva significato originale di ‘lupo’ ed era passata a indicare il predone umano per associazione. I vargar, nella letteratura eddica, erano lupi giganteschi e sovrannaturali come Sköll, Hati e Fenrir, e a questi si ispirano i warg tolkieniani, razza di lupi più grandi, forti e intelligenti del comune Canis lupus, capaci di parlare in un loro linguaggio e mantenere alleanze con gli Orchi, incluso il farsi montare come cavalcature.

Sappiamo che i lupi mannari sono una categoria distinta perché, nel Signore degli Anelli, Gandalf enumera “wargs and werevoles” nei quali un potente agente del male ha instillato degli spiriti maligni, in modo da renderli più grandi e crudeli dei lupi e, a giudicare dagli esempi di cui disponiamo, anche più temibili dei warg. Gli spiriti possono essere Maiar minori, oppure le anime di Orchi e altri servitori dell’oscurità. Non viene mai detto che abbiano la capacità di mutare forma in uomini, ma questo non deve confondere la nostra moderna percezione delle creature tradizionali, poiché è insito nel termine ‘lupo mannaro’ non che questi sia un mutaforma, bensì che sia semplicemente hominarius, ‘simile a un uomo’, a causa della sua mole e del suo – e comportamento.
Sappiamo che i lupi mannari hanno un nome nella lingua elfica Sindarin, gaur, plurale gaurhoth; lo sappiamo grazie a un toponimo, l’isola di Tor-in-Gaurhoth, personale dominio di Sauron durante la Prima Era. In quel tempo, benché fosse già uno dei più temibili servitori del signore oscuro Morgoth, Sauron era noto soprattutto per una funzione, quella di governare l’isola, e un titolo: signore dei lupi mannari. Poiché era fin da allora noto per la sua arte negromantica, Sauron doveva essere un creatore di questi esseri, colui che legava gli spiriti demoniaci minori ai corpi dei lupi per crearne i suoi servitori. Tutti i lupi mannari del legendarium, occorre notare, appaiono nella stessa narrazione, il racconto di Beren e di Lúthien.

Il primo lupo mannaro della Terra di Mezzo fu Draugluin (Sin. draug, lupo+luin, blu), e tutti gli altri furono suoi discendenti, come si dice che Glaurung fosse per i draghi, onde si dice che lo spirito maligno al suo interno fosse stato posto da Morgoth. Lui e un altro esemplare senza nome montavano la guardia a Tor-in-Gaurhoth. Il lupo innominato venne ucciso in una lotta mortale dall’Elfo Finrod Felagund, a mani nude, mentre Draugluin venne dilaniato da Huan, il Cane di Valinor. La narrazione si sofferma sulla sua onorabilità: prima di spirare usò il suo ultimo fiato per trascinarsi fino al cospetto di Sauron e riferirgli: “Huan è qui”. Anche Sauron, durante quegli eventi, si trasformò in lupo mannaro, e questo riferimento ci suggerisce che l’aspetto di una creatura di questo genere fosse ben diverso da quello di un lupo. Dal dettaglio che Draugluin generò i lupi mannari possiamo desumere che almeno buona parte di queste creature non fossero create di volta in volta, ma che un lupo alterato con la stregoneria dell’Oscuro Signore trasmettesse le proprie caratteristiche demoniache anche alla progenie.
Il più micidiale membro della stirpe fu Carcharoth (Sin. caran, rosso+*caroth, fauci), che sorvegliava Angband. Era, come gli altri gaurhoth, un discendente di Draugluin, ma Morgoth lo aveva nutrito di propria mano con carne cruda e magia nera perché crescesse oltre ogni membro della sua stirpe e, in questo modo, trionfare contro Huan, poiché era stato profetizzato che egli sarebbe morto solo dopo aver affrontato il più grande lupo che avesse mai calcato la terra, e Huan aveva facilmente sconfitto, in successione, Draugluin e Sauron. Come il Fenrir della mitologia eddica, al quale è chiaramente ispirato, Carcaroth stillava bava velenosa dalle fauci. Beren e Lúthien lo superarono adoperando le pellicce di Draugluin e del vampiro Thuringwethil per camuffarsi, ma quando scapparono, senza ormai le pellicce, furono inseguiti da Carcharoth, che azzannò la mano che Beren tendeva verso di lui, impugnando il Silmaril, e la mozzò. Il Silmaril nel suo corpo, che bruciava in presenza del male, gli incendiò le viscere e lo rese ancora più selvaggio e violento, finché non venne ucciso da Huan in uno scontro che costò la vita a entrambi. È stato detto che nessun orrore nella Terra di Mezzo fu paragonabile a Carcaroth mentre correva per le lande del Beleriand latrando per il dolore del Silmaril che gli bruciava in corpo.

Gaur distingue i lupi mannari dai comuni lupi, chiamati in Sindarin garaf o draug (che non può non ricordare la parola norrena per i non morti). Tolkien scrive che deriva dalla radice ᴹ√ÑGAW, ‘ululato’, di probabile origine onomatopeica. In Quenya, dalla stessa radice, lupo mannaro si dice nauro.

Traccia del significato di vargr/warg si trova nel nome dei Gaurwaith, “uomini-lupo”, la banda di fuorilegge cui si unì Túrin Turambar dopo essere stato esiliato dal Doriath. Vivevano nelle terre selvagge attaccando chiunque passasse, e richiamano le numerose bande di predoni dagli attributi lupeschi della tradizione indeuropea, tra cui i Fianna celtici.
Canone espanso
Quando si tratta dei mostri della Terra di Mezzo diventa interessante esaminare le variazioni apportate agli scritti di Tolkien per adattarli alle esigenze di medium diversi, specialmente quelli ludici, che richiedono un certo tipo di variabilità. Il gioco di ruolo Middle-earth Role Playing, distribuito da TSR nel 1984 e suo secondo bestseller più grande dopo Dungeons & Dragons, aggiunse elementi al canone tolkieniano con una certa libertà, così come i videogiochi hanno fatto in seguito, ed è suggestivo leggere di aggiunte ben integrate nel mondo di Arda. Nel caso dei gaurhoth, il gioco ha operato un piccola variazione di lore per andare incontro alle aspettative suscitate dalla parola ‘lupo mannaro’: il supplemento Creatures of Middle-Earth, che funge da bestiario, descrive i lupi mannari come grandi lupi mutati da Morgoth che possono in effetti alterare la propria forma per ergersi sulle zampe posteriori e usare le anteriori per impugnare armi, e persino lanciare incantesimi, ma non possono assumere un aspetto umano. Sono annoverati fra i non morti, in quanto posseduti da spiriti la cui vita è stata estesa innaturalmente. Un dettaglio ambiguo sulla loro origine è che Morgoth li avrebbe resi tali manipolando la loro forma senza infondere gli spiriti non morti, e che alcuni di questi lupi mannari, con spiriti maledetti al loro interno, sarebbero diventati una versione migliorata dei warg. Il gioco aggiunge un terzo nome a Draugluin e Carcaroth: Caran-Carach (carach: zanne), un lupo mannaro messo a guardia di Dol Guldur, che cacciava gli Elfi di Bosco Frondoso, poi Bosco Atro, durante la Terza Era.
Un piccolo paragrafo è dedicato ai lupi mannari anche nel recente manuale che porta il mondo di Arda nella quinta edizione di Dungeons & Dragons, Il Signore degli Anelli: Il gioco di ruolo: qui si riferisce il sospetto che i branchi di warg vengano guidati da questi esseri, ricollegati al Mondo Antico data la loro preminenza nei racconti della Prima Era. Il manuale contiene la scheda di un nemico chiamato “Mastino di Sauron”, come Gandalf si rivolge ai capi dei warg in un passo de La Compagnia dell’Anello. Questi esseri sono detti nascondere, dietro le sembianze da warg, una natura più oscura e potente, e hanno una significativa somiglianza con i lupi mannari di D&D: sono resistenti (ma non immuni) ai danni inferti dalle armi non magiche.

I lupi mannari compaiono anche nel videogioco strategico Il Signore degli Anelli: La battaglia per la Terra di Mezzo 2: L’ascesa del Re stregone, dove una delle fazioni, il regno nordico di Angmar guidato dal famigerato Re-Stregone, può impiegare un’unità chiamata Ombra del Lupo: è lo spettro di un lupo mannaro gigantesco, evocato dal Re Stregone, infuso dell’elemento del ghiaccio e capace di chiamare a sé lupi minori. Per le dimensioni e la forza questo mostro viene paragonato al Balrog dalla comunità dei giocatori, pur riconoscendo la superiorità del demone di fuoco. E dato che mi piacciono i lupi giganti e innevati lascio di seguito un altro screenshot e la concept art di questo bestione.


Una mod per lo stesso videogioco, la Edain-Mod, aggiunge dei lupi mannari come unità giocabili dell’armata di Angmar, in tre varianti bruna, grigia e nera, e l’ho trovata troppo gradevole per non inserirla in chiusura di articolo, corrispondendo alla descrizione del gioco di ruolo e alla nostra moderna aspettativa di lupi mannari nel mondo high fantasy per definizione.

Bibliografia
Creatures of Middle-Earth, Charlottesville: Iron Crown, 1988.
Gilson, Christopher, ed., Parma Eldalamberon #17: Words, Phrases and Passages in Various Tongues in The Lord of the Rings, Elvish Linguistic Fellowship, 2007.
Gilson, Christopher, ed., Parma Eldalamberon #19: Quenya Phonology, Elvish Linguistic Fellowship, 2010.
Il Signore degli Anelli: Il gioco di ruolo. Manuale base, Milano: Need Games, 2023.
Tolkien, J.R.R., Beren e Lúthien, Milano: Bompiani, 2017.
Tolkien, J.R.R., Il Silmarillion, Milano: Bompiani, 1977.
Tolkien, J.R.R., Il Signore degli Anelli, Milano: Bompiani, 2004.
Tolkien, J.R.R., Lo Hobbit annotato, Milano: Bompiani, 2004.
Tolkien, J.R.R., The History of Middle-Earth, New York: Harper Collins, 2011.
